martedì 29 settembre 2009

IL MONDO DELLE DONNE

RAGAZZE E DONNE



Non so dove sarei senza loro

Le ragazze

sono state il motore della mia vita e delle mie passioni. La loro vita e il loro mondo ha su di me un fascino incredibile e non posso limitarmi ad osservarle ridendo di loro come un uomo dovrebbe fare. Ho la necessità di condividere una parte della loro vita, di provare piacere nel partecipare dei loro segreti, pur con i difetti e la leggerezza di un uomo. Nonostante un'essenza diversa.

La realtà è che l'uomo da sempre odia il mondo delle donne ed io non riesco ad essere parte di questo pensiero. Senza le ragazze io sono in bianco e nero perché loro possiedono quelle sfumature di colore che mancano ai maschi. L'uomo che ama crea poesie che muovono lo spirito femminile. Nemmeno il poeta stesso è così innamorato della sua arte come la fanciulla che l'ascolta.

Liszt suonava facendo innamorare Parigi e chissà quante signore. Erano queste ultime a perdersi ed inebriarsi tra le melodie più di tanti professori e musici della Capitale d'Europa. La loro passione per il giovane ungherese passava prima dalle note e poi dai suoi occhi e dai capelli biondi. La passione degli uomini passa prima dagli occhi fino ad apprezzare pian piano il resto.

tutti creano l'arte ma le donne la assorbono dentro più di noi uomini ed io comprendo il bello più dai loro occhi al mio cuore, dalle loro parole che con l'osservazione diretta.

Cosa sarei senza di voi?
Come potrei visitare una città in pieno giorno senza pensare a qualcuna di voi? Come posso raccogliere un fiore se non pensando a chi vorrei donarlo? Come guardare un tramonto o aspettare l'alba senza un viso in mente?

Come è tutto più saporito quando ci sono anche ragazze accanto. Ogni gesto o attività acquista valore, profondità.

La vita di un uomo può essere meravigliosa solo se arricchita dalla loro vivacità intellettuale almeno quanto le nostre amiche hanno necessità di noi uomini per alleggerire la loro tensione, hanno bisogno della nostra energia e fantasia sciocca per rendere allegra una serata.

Sarò vivo finché avrò belle amiche ad aiutarmi a capire il mondo.


 
 antonio_canova_venere_italica
 



SHE'S ALWAYS A WOMAN


She can kill with a smile
She can wound with her eyes
She can ruin your faith with her casual lies
And she only reveals what she wants you to see
She hides like a child,
But she's always a woman to me

She can lead you to love
She can take you or leave you
She can ask for the truth
But she'll never believe you
And she'll take what you give her, as long as it's free
Yeah, she steals like a thief
But she's always a woman to me


CHORUS:
Oh--she takes care of herself
She can wait if she wants
She's ahead of her time
Oh--and she never gives out
And she never gives in
She just changes her mind

And she'll promise you more
Than the Garden of Eden
Then she'll carelessly cut you
And laugh while you're bleedin'
But she'll bring out the best
And the worst you can be
Blame it all on yourself
Cause she's always a woman to me
--Mhmm--

Bridge

CHORUS:
Oh--she takes care of herself
She can wait if she wants
She's ahead of her time
Oh--and she never gives out
And she never gives in
She just changes her mind

She is frequently kind
And she's suddenly cruel
She can do as she pleases
She's nobody's fool
And she can't be convicted
She's earned her degree
And the most she will do
Is throw shadows at you
But she's always a woman to me

lunedì 10 agosto 2009

DI LEGGENDE METROPOLITANE

RIPESCANDO NELLA STORIA


 


Dagli anni 90 fino al principio di questo secolo, quelle che ora chiamiamo "Leggende metropolitane" erano diventate una moda tanto che, nonostante molti ancora le subissero con incredibile ingenuità, altrettanti si vantavano di conoscerne diverse o di saperle individuare e chiamare per nome.


La popolarità del genere è rintracciabile addirittura in libri e film come il semi conosciuto "Urban legend". Anche in Italia l'argomento è stato più volte sfiorato in discussioni e canzoni come "Coccodrilli" di Bersani ma ancor più "Mio Cuggino" degli Elio e le storie tese" che individuarono nel titolo quello che era proprio l'elemento trainante delle leggende metropolitane italiane ovvero la necessità di confutarle indicando spesso come protagonista un parente. Una piccola menzogna necessaria per condividere un fatto incredibile senza essere tacciati di creduloneria.


A dire il vero il peggio come sempre vive in televisione dove Voyager si occupa tranquillamente di alcune di queste storie analizzandole con metodi pseudo scientifici come se potessero aver qualche fondo di verità (un esempio sono i complotti mondiali ed i terribili segreti riguardo le scie "strane" di alcuni aerei da caccia).


Internet sembrava aiutarci a smascherare tutto e ridere di queste cose. Invece milioni di persone ogni giorno partecipano a catene di Sant'Antonio che risolvono i problemi dell'umanità, a collezioni di nomi e cognomi che girano di indirizzo in indirizzo fino a ritornare magicamente piene di nomi e cognomi da una benemerita associazione che le spiattellerà sul tavolo dell'Ayatollah per indurlo ad abdicare e lasciare spazio alla democrazia. Per non dire di come, attraverso mail senza data riusciamo a trovare un rene o un gruppo sanguigno raro molto prima dei sistemi ospedalieri e delle banche dati collegate in tutta Europa.


Ora vorrei proporre qui una delle mie consuete "classifiche" riguardo questo genere ma vorrei analizzare qualcosa di meno consueto ovvero le "radici". Gli antenati di questo genere.


CLASSIFICA DEGLI ANTENATI DELLA LEGGENDA METROPOLITANA


1) Elvis non è morto ma vive in Australia con barba ed occhiali scuri.


2) Anche Hitler non è morto ma si è nascosto bene  (purtroppo questa leggenda è reale per molti dei suoi più grandi estimatori ed attuatori di nefandezze, nascosti per decenni dai governi Sudamericani)


3) Le storie di fantasmi. Non è solo superstizione. Laddove non c'è una visione diretta e quindi una probabile suggestione spesso si utilizzavano inventate testimonianze di cugini ed amici per accertare la presenza di misteri in alcuni luoghi. A volte era puro svago, in altre si trattava di tenere persone lontane da certi posti ottenendo spesso l'effetto opposto.


4) Sesso nella pre adolescenza. In qualunque generazione alle scuole medie, sapendo pochissimo sull'argomento arrivava spesso qualcuno con notizie ed informazioni assurde o episodi falsamente allarmanti (farlo da soli provoca cecità è solo il minimo esempio...)

5)


continua....

martedì 21 luglio 2009

L'ORANGO NEL FANGO

RIME E RAME



 


 


L'orango nel fango mangiando il suo mango gridava: "Non piango"


ma il bongo suonava quel tango stonato e quindi l'orango,


mangiando il suo mango, dipinse di bianco quel viso suo stanco


 


 




c'è un cane di rame che mangia un salame: che fame! che fame!


"ma non c'è più pane" gli dicon due rane e il cane di rame non mangia il salame:


se non c'è più pane mangiare fa male.

lunedì 29 giugno 2009

DELLA CORSA

L'UOMO CHE CORRE


 


Un uomo che corre, che corre così veloce come io so fare


è un uomo che fugge


oppure che insegue.


Chi lo osserva così seminudo dalla sua automobile non sa se compatirlo o comprendere il significato della sua corsa. Alla fine, però, lo deride tra sé perché la fatica non ha senso se non produce denaro.


Ma la corsa ha un grande senso: si fugge o si insegue. Chi fugge cerca qualcosa di meglio, una parte migliore di sé che non è quella che vedi il resto della giornata ma che dovrebbe invece vedersi. La faccia "bella", la forza pura. Chi fugge ha una realtà dietro, una parte di sé che odia.


Chi insegue cerca un sogno più grande, un obiettivo che può essere lo stesso di chi fugge


ed è proprio questo il punto:


che differenza c'è tra chi fugge e chi insegue?


 


Ma la risposta è semplice: chi fugge da qualcosa inizialmente ha più motivazioni, ha bisogno di correre per salvarsi.


Chi insegue qualcosa di grande, però, non si fermerà tanto presto.....


Ora più che mai ho bisogno di correre, tanto e veloce....


 


io sono quello che fugge


e che insegue


per ora fuggo perché mi inseguono e non ho abbastanza forza


ma quando avrò recuperato energia mi fermerò all'improvviso, voltandomi verso i miei inseguitori


ed allora dovranno cominciare a scappare loro.

martedì 23 giugno 2009

DI COSE BELLE.....

IL MONDO SCOMPARSO


 


Se tu fossi qui sarei felice come sono ogni volta che ci sei


ma in fondo sono colmo di bellezza per quel poco che ti vedo.


giovedì 18 giugno 2009

LA RAGIONE ED IL TORTO

LUPUS ET AGNUS


 




Ad rivum eundem lupus et agnus venerant,
siti compulsi. Superior stabat lupus,
longeque inferior agnus. Tunc fauce improba
latro incitatus iurgii causam intulit;
'Cur' inquit 'turbulentam fecisti mihi
aquam bibenti?' Laniger contra timens
'Qui possum, quaeso, facere quod quereris, lupe?
A te decurrit ad meos haustus liquor'.
Repulsus ille veritatis viribus
'Ante hos sex menses male' ait 'dixisti mihi'.
Respondit agnus 'Equidem natus non eram'.
'Pater hercle tuus' ille inquit 'male dixit mihi';
atque ita correptum lacerat iniusta nece.

Haec propter illos scripta est homines fabula
qui fictis causis innocentes opprimunt.




 

 





IL LUPO E L'AGNELLO

 
Un lupo e un agnello pervennero allo stesso ruscello
spinti dalla sete; più in alto stava il lupo
e molto più in basso l'agnello. Allora il malvagio,
spinto dalla gola insaziabile, cercò un pretesto di litigio.
"Perché" disse "rendi torbida l'acqua
che sto bevendo?" E l'agnello tremante:
"Ma scusa, come posso fare ciò per cui ti lamenti, lupo?
Il liquido scorre da te verso i miei sorsi".
Respinto il lupo dalla forza della verità:
"Sei mesi fa, disse, tu hai sparlato di me".
L'agnello rispose: "Di certo non ero nato".
"Per Ercole! Tuo padre, disse quello, ha sparlato di me".
E così, afferratolo, lo sbrana con una morte ingiusta.

Questa favola è stata scritta per quegli uomini
che opprimono gli innocenti con falsi pretesti.

 


 

 

 



cast

martedì 5 maggio 2009

DEL 5 MAGGIO E DINTORNI



EI FU


Il Duca di Wellington in persona scelse come carceriere dell’ex Imperatore il segaligno Hudson Lowe, quasi un aguzzino per quella prigione dorata. Fu un modo per vendicarsi del suo storico nemico.


Sir Lowe lo chiamava “Generale”: un po’ come chiamare scrivano il Manzoni una volta vecchio. Chiunque altro sarebbe stato intimorito dall’enorme personalità del prigioniero di Sant’Elena ma forse quell’inglese dagli occhi di Jena un po’ godeva nel dimostrare superiorità nei confronti dell’uomo che aveva avuto nelle sue mani l’intera Europa continentale.


Proprio quello il punto: Sir Hudson Lowe non apparteneva al Continente.


 


Napoleone Buonaparte leggeva, leggeva e poco altro anche perché non gli era permesso fare granché: sì, qualche passeggiata ma il suo spazio di movimento era recintato e come se non bastasse a Sant’Elena piove sempre e non è il massimo passeggiare sotto la pioggia con il suo stato di salute.


Reumatismi, epatite, ulcera e non appena qualche medico si prodigava a fornirgli più conforto del necessario veniva allontanato dall’isola. La sua piccola corte poi non poteva certo essere cos' rinfrancante per chi aveva avuto milioni di persone al suo comando. Si trattava di 3 generali, un mamelucco ed il suo fantasioso biografo Las Cases, intento più a romanzare sue idee che a scrivere sotto dettatura di Bonaparte. Fu anche espulso ben presto da Sir Lowe, venutogli probabilmente a noia eccessiva, terminando il memoriale di Napoleone a suo piacimento.


 


Tre volte sulla polvere, tre volte sull’altare. Questa volta però era finita: se Lowe fosse capitato in una delle altre “vite” del Grande Imperatore, questi se lo sarebbe divorato una volta libero, come aveva fatto con altri nemici i cento giorni dopo l’Elba.



Ma ormai era finita. La storia gli avrebbe dato ragione, di questo era certo.


Lui dispotico, dittatore anti democratico oppure grande Capo di Stato moderno e portatore di liberalità? Il suo despotismo era in fondo un male necessario per domare il caos, le guerre civili ma questa è la scusa di ogni dittatore. Lui scacciava le monarchie antiche ed opprimenti ma lo fece in un bagno di sangue che sconvolse l’Europa.


Contraddittorio.


Il Corso nato contro i francesi, lottando contro la Francia ma poi vissuto per la gloria della Francia fino all'ultimo dei suoi giorni. L’uomo del popolo che diventa oppressore nobile e vicino alla grande borghesia. Il generale che aveva infervorato l’Italia di idee liberali e repubblicane per poi imporre il dominio francese e infine l’Impero.


 


Meglio sarebbe stato morire in battaglia che vivere gli ultimi sei anni tra le fitte, l’ozio ed i clisteri di Sant’Elena.


La noia di quel periodo è stata fino ad oggi emblematica nell'immaginario collettivo, tanto che più o meno tutti quei "solitari di carte impossibili" che ci insegnano ancor oggi vengono definiti come "I solitari di carte che faceva Napoleone a Sant'Elena" perché lui aveva certo abbastanza tempo libero per riuscire a conluderne almeno uno vittoriosamente.


D'altro canto un po' tutto quello che circonda la storia e la sua persona è avvolto da leggende, storie locali, miti e particolari veri o fantastici (la mano tra i bottoni della giacca come nel dipinto di Ingres, la sua statura, i suoi amori, la data della sua morte nota anche agli studenti più somari, un teorema di matematica sui triangoli e frasi, aforismi a volte davvero suoi).


Senza dimenticare che per la Storia stessa quel breve periodo tra la  Rivoluzione ed il Congresso di Vienna è l'inizio di un nuovo Mondo, dell'età Contemporanea, delle Costituzioni Moderne, delle leggi, dei trattati locali, degli archivi e delle anagrafi di tanti comuni e città. 


Napoleone e la Rivoluzione sono un po' il fulcro della Storia, il passaggio da antico a moderno.


Chi se non lui il conquistatore per antonomasia, l'Imperatore, il Dittatore illuminato?



 


Meglio sarebbe stato morire per l'uomo più celebre degli ultimi due millenni.



Ma il prezzo della sconfitta va pagato.


Più umiliante della letteraria morte del Cesare che lo precedette 17 secoli prima. Da un 15 marzo ad un altrettanto celebre 5 maggio Napoleone Bonaparte terminò la sua agonia tra fitte non di pugnale ma di un tumore allo stomaco.


 


L’Europa si era liberata di un pericolo, di un tiranno per insediarne altri cento.


 


Il seme gettato dall’Imperatore era però in tutta Europa: era il seme stesso della Rivoluzione Francese era la voglia di un mondo nuovo che prima o poi sarebbe scoppiato tra le mani di tutta quella nobiltà che era riuscita a riconquistarsi tutti i poteri.


Ed era tutto quello che un baronetto inglese non avrebbe mai potuto capire né concepire. Perché l’Inghilterra è un isola.