venerdì 22 maggio 2026

SEI GRADI DI COLORAZIONE

SEI GRADI DI COLORAZIONE 

 Esiste una teoria sociale molto nota, formulata circa un secolo fa e che ha trovato diversi riscontri pratici, che si chiama “Sei gradi di separazione”. Secondo questa teoria ogni persona nel mondo può essere collegata a qualsiasi altra attraverso una catena di non più di sei gradi di conoscenze e relazioni.

In questi giorni mi sono divertito a costruire gradi di separazione (con collegamenti non sempre così stretti) tra le più celebri case produttrici di matite colorate, scoprendo alcune storie interessanti, La città di Norimberga, in Baviera, pur essendo una splendida località turistica e industriale, è per lo più nota per gli eventi che la resero protagonista durante e soprattutto al termine del secondo conflitto mondiale. Cosa avvenne nel 1946 a Norimberga lo sappiamo più o meno tutti. Un particolare meno noto è che, un po’ tutte le personalità e i tantissimi giornalisti arrivati da tutto il mondo per testimoniare il momento storico, furono ospiti in un unico castello a Stein, 12 chilometri a sud ovest del centro della località più nota. Il castello in questione è quello degli eredi Faber Castell: eredi, appunto, di tale favolosa proprietà ma soprattutto della Faber Castell AG: la prima produttrice industriale di matite da disegno (inizialmente soltanto nere, come la grafite “catturata” al loro interno). Una storia nata nel 1762 proprio a Norimberga grazie al conte Kaspar Faber, la cui discendente, Ottilie, sposò nel 1900 il principe Castell-Rudenhausen creando il doppio cognome. Nel 1908 saranno ancora Ottilie e il marito i primi a produrre anche i moderni pastelli colorati in 60 tonalità. Dal 2017 è entrata ai vertici dell’azienda la nona generazione della famiglia, sempre proprietaria del “castello delle matite” di Stein. 

In realtà, proprio a Norimberga (e così mi avvicino al primo grado di separazione) esistevano già da un secolo piccoli artigiani che realizzavano matite: alcuni creavano la mina in grafite, altri l’involucro in legno. Questo fino all’arrivo di Friedrich Staedtler, che iniziò a produrre da solo entrambe le parti. Al suo discendente Johann Sebastian, fondatore dell’azienda Staedtler vera e propria, si deve l’invenzione della matita colorata con base in gesso a olio che sarà in seguito prodotta col marchio Noris e che anticipa di mezzo secolo il brevetto Polychromos di Faber Castell. Tutti questi nomi e brevetti centenari sono ancora oggi modelli e marchi leader del settore. Nonostante la tecnologia faciliti la produzione in molti sensi, coloriamo più o meno con le stesse matite da almeno un secolo sebbene oggi, Staedtler, sia più conosciuto per le gomme bianchissime e gli strumenti per il disegno tecnico. Continuo con le associazioni. Il logo di Staedtler, che tutti conoscono ma non tutti identificano, è la testa del dio Marte con tanto di elmo spartano (molto stilizzata). Uno dei figli di Marte era, secondo la leggenda, Kyknos ovvero “Cigno” e proprio il cigno è il simbolo, nonché parte del nome della “Schwan Stabilo”. Basterebbe questo come collegamento se non fosse che, anche questa azienda, è una secolare produttrice di matite a…Norimberga. Fondata da Georg Grossberger e Hermann Kurzdal nel 1855 e poi ceduta a un ristoratore che brevettò la prima matita copiativa colorata. Ma il prodotto più celebre della Schwan Stabilo è lo Stabilo Boss: il primo evidenziatore con punta a “scalpello” (variante nata, secondo la leggenda, da un pugno casualmente sferrato su un prototipo). Siamo partiti dal Cigno, che appare su tutti i prodotti Schwan Stabilo (Schwan vuol dire cigno in tedesco). 

Da amante dell’astronomia, collegare il Cigno alla Lira è quasi automatico essendo due costellazioni visivamente affiancate che, con l’aquila, formano il cosiddetto “triangolo estivo” che domina i cieli estivi delle notti dell’emisfero Boreale. La Lyra è lo stemma nonché il nome dell’ennesima azienda di matite nata a Norimberga (1806) ma che da tempo appartiene alla casa italiana “Fila” che invece ebbe i suoi natali a Firenze, a inizio 900, come “fabbrica italiana Lapis e affini” . La sede è da settant’anni nel milanese ma ha mantenuto un legame con le origini proprio nel suo simbolo: il giglio. E’ proprietaria e creatrice anche dei marchi italiani Elios e Giotto, quest’ultimo indimenticabile protagonista dei banchi di scuola, per generazioni, con l’iconica immagine dell’omonimo pittore osservato da Cimabue (e la relativa storia della pecora raccontata sul retro). 

Ma torniamo un attimo al marchio più antico e prestigioso del gruppo Fila, ovvero “Lyra” per ricordarci che il nome, oltre ad appartenere a uno strumento musicale e alla relativa costellazione (legata al mito di Orfeo) è anche quello di una moneta che ha segnato la storia della nostra nazione. Oggi, però, l’unica nazione in cui la valuta in corso sia la Lira, è la Turchia. In lingua turca “Kara-tash” significa “pietra nera”, con riferimento alla grafite. So che qui il balzo è un po’ ampio perché, in verità, è dalla derivazione russa di questa parola che nasce il nome della prossima azienda. In russo, matita, si dice semplicemente “Carandache” e Caran d’Ache fu lo pseudonimo di un illustratore russo, vissuto in Francia, a cui si ispirò Arnold Schweitzer nel dare il nome alla più celebre marca di pastelli colorati al mondo. La Caran d’Ache nacque nel 1915, a Ginevra e dopo oltre cento anni rimane una azienda a conduzione famigliare giunta ormai alla quarta generazione. Tutto qui? Ebbene sì perché nonostante lunghe ricerche, non ho trovato connessioni con l’altra grande produttrice di costosissimi e pregiati pastelli: La Derwent di Cumberland, nord Inghilterra. Se qualcuno passasse da queste parte e volesse fornire idee, è bene accetto. 

Buon disegno.



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