venerdì 22 maggio 2026

SEI GRADI DI COLORAZIONE

SEI GRADI DI COLORAZIONE 

 Esiste una teoria sociale molto nota, formulata circa un secolo fa e che ha trovato diversi riscontri pratici, che si chiama “Sei gradi di separazione”. Secondo questa teoria ogni persona nel mondo può essere collegata a qualsiasi altra attraverso una catena di non più di sei gradi di conoscenze e relazioni.

In questi giorni mi sono divertito a costruire gradi di separazione (con collegamenti non sempre così stretti) tra le più celebri case produttrici di matite colorate, scoprendo alcune storie interessanti, La città di Norimberga, in Baviera, pur essendo una splendida località turistica e industriale, è per lo più nota per gli eventi che la resero protagonista durante e soprattutto al termine del secondo conflitto mondiale. Cosa avvenne nel 1946 a Norimberga lo sappiamo più o meno tutti. Un particolare meno noto è che, un po’ tutte le personalità e i tantissimi giornalisti arrivati da tutto il mondo per testimoniare il momento storico, furono ospiti in un unico castello a Stein, 12 chilometri a sud ovest del centro della località più nota. Il castello in questione è quello degli eredi Faber Castell: eredi, appunto, di tale favolosa proprietà ma soprattutto della Faber Castell AG: la prima produttrice industriale di matite da disegno (inizialmente soltanto nere, come la grafite “catturata” al loro interno). Una storia nata nel 1762 proprio a Norimberga grazie al conte Kaspar Faber, la cui discendente, Ottilie, sposò nel 1900 il principe Castell-Rudenhausen creando il doppio cognome. Nel 1908 saranno ancora Ottilie e il marito i primi a produrre anche i moderni pastelli colorati in 60 tonalità. Dal 2017 è entrata ai vertici dell’azienda la nona generazione della famiglia, sempre proprietaria del “castello delle matite” di Stein. 

In realtà, proprio a Norimberga (e così mi avvicino al primo grado di separazione) esistevano già da un secolo piccoli artigiani che realizzavano matite: alcuni creavano la mina in grafite, altri l’involucro in legno. Questo fino all’arrivo di Friedrich Staedtler, che iniziò a produrre da solo entrambe le parti. Al suo discendente Johann Sebastian, fondatore dell’azienda Staedtler vera e propria, si deve l’invenzione della matita colorata con base in gesso a olio che sarà in seguito prodotta col marchio Noris e che anticipa di mezzo secolo il brevetto Polychromos di Faber Castell. Tutti questi nomi e brevetti centenari sono ancora oggi modelli e marchi leader del settore. Nonostante la tecnologia faciliti la produzione in molti sensi, coloriamo più o meno con le stesse matite da almeno un secolo sebbene oggi, Staedtler, sia più conosciuto per le gomme bianchissime e gli strumenti per il disegno tecnico. Continuo con le associazioni. Il logo di Staedtler, che tutti conoscono ma non tutti identificano, è la testa del dio Marte con tanto di elmo spartano (molto stilizzata). Uno dei figli di Marte era, secondo la leggenda, Kyknos ovvero “Cigno” e proprio il cigno è il simbolo, nonché parte del nome della “Schwan Stabilo”. Basterebbe questo come collegamento se non fosse che, anche questa azienda, è una secolare produttrice di matite a…Norimberga. Fondata da Georg Grossberger e Hermann Kurzdal nel 1855 e poi ceduta a un ristoratore che brevettò la prima matita copiativa colorata. Ma il prodotto più celebre della Schwan Stabilo è lo Stabilo Boss: il primo evidenziatore con punta a “scalpello” (variante nata, secondo la leggenda, da un pugno casualmente sferrato su un prototipo). Siamo partiti dal Cigno, che appare su tutti i prodotti Schwan Stabilo (Schwan vuol dire cigno in tedesco). 

Da amante dell’astronomia, collegare il Cigno alla Lira è quasi automatico essendo due costellazioni visivamente affiancate che, con l’aquila, formano il cosiddetto “triangolo estivo” che domina i cieli estivi delle notti dell’emisfero Boreale. La Lyra è lo stemma nonché il nome dell’ennesima azienda di matite nata a Norimberga (1806) ma che da tempo appartiene alla casa italiana “Fila” che invece ebbe i suoi natali a Firenze, a inizio 900, come “fabbrica italiana Lapis e affini” . La sede è da settant’anni nel milanese ma ha mantenuto un legame con le origini proprio nel suo simbolo: il giglio. E’ proprietaria e creatrice anche dei marchi italiani Elios e Giotto, quest’ultimo indimenticabile protagonista dei banchi di scuola, per generazioni, con l’iconica immagine dell’omonimo pittore osservato da Cimabue (e la relativa storia della pecora raccontata sul retro). 

Ma torniamo un attimo al marchio più antico e prestigioso del gruppo Fila, ovvero “Lyra” per ricordarci che il nome, oltre ad appartenere a uno strumento musicale e alla relativa costellazione (legata al mito di Orfeo) è anche quello di una moneta che ha segnato la storia della nostra nazione. Oggi, però, l’unica nazione in cui la valuta in corso sia la Lira, è la Turchia. In lingua turca “Kara-tash” significa “pietra nera”, con riferimento alla grafite. So che qui il balzo è un po’ ampio perché, in verità, è dalla derivazione russa di questa parola che nasce il nome della prossima azienda. In russo, matita, si dice semplicemente “Carandache” e Caran d’Ache fu lo pseudonimo di un illustratore russo, vissuto in Francia, a cui si ispirò Arnold Schweitzer nel dare il nome alla più celebre marca di pastelli colorati al mondo. La Caran d’Ache nacque nel 1915, a Ginevra e dopo oltre cento anni rimane una azienda a conduzione famigliare giunta ormai alla quarta generazione. Tutto qui? Ebbene sì perché nonostante lunghe ricerche, non ho trovato connessioni con l’altra grande produttrice di costosissimi e pregiati pastelli: La Derwent di Cumberland, nord Inghilterra. Se qualcuno passasse da queste parte e volesse fornire idee, è bene accetto. 

Buon disegno.



martedì 2 aprile 2024

Da Castelfranco a Tokyo.

Che cos’hanno in comune Tokyo, Castelfranco Emilia, Michelangelo Antonioni e (forse) i Teletubbies?
Andiamo con ordine: da diversi anni, il comune di Tokyo, ha in progetto una colossale costruzione a forma di Piramide, alta un chilometro e in grado di ospitare almeno 750.000 persone. Una soluzione avveniristica ai problemi di spazio e sovraffollamento della capitale giapponese con la più grande struttura mai costruita dall’uomo. Resistente a venti, terremoti nipponici e tsunami vari, una volta costruita ospiterebbe oltre 250.000 appartamenti oltre a uffici, palestre e centri commerciali. Una città nella città.

L’architetto che ha ideato e che sta progettando di questa mega struttura, di cui si parla in tutto il mondo, si chiama Dante Bini ed è nato a Castelfranco Emilia una novantina di anni fa.

A parte questo progetto colossale, il signor Bini, divenne altrettanto celebre tra gli anni 60 e gli anni 80 per un metodo di costruzione più umile ma altrettanto innovativo: le Binishell.

In breve sono strutture a cupola, in calcestruzzo, “gonfiate” e modellate con la pressione dell’aria. Questo sistema permette di realizzare costruzioni a bassissimo costo con tempi di realizzazione ridicoli. I primi esperimenti li vedete qui nelle foto che ho realizzato in una tranquilla passeggiata domenicale, tra San Cesario sul Panaro (MO) e la stessa Castelfranco Emilia ma vi propongo anche l’immagine della “casetta” di Robert Downey Junior, a Malibu’, oltre al piccolo paradiso in Sardegna del quale parlerò tra poco.

Le Binishell sono ormai diffuse in tutto il mondo a migliaia come centri sportivi, alcune discoteche e abitazioni ma la più celebre e affascinante resta la splendida cupola realizzata per Michelangelo Antonioni e Monica Vitti nella Gallura, costruzione oggi abbandonata a vandali e agenti atmosferici. FROM CASTELFRANCO TO TOKYO What do Tokyo, Castelfranco Emilia, Michelangelo Antonioni and (perhaps) Teletubbies have in common? Let’s go with order: for several years, the municipality of Tokyo has planned a colossal construction in the shape of a Pyramid, one kilometer high and able to accommodate at least 750,000 people. A futuristic solution to the problems of space and overcrowding of the Japanese capital with the largest structure ever built by man. Resistant to winds, Japanese earthquakes and tsunamis, once built it would house over 250,000 apartments in addition to offices, gyms and shopping centers. A city in the city. The architect who conceived this mega structure, known all over the world, is called Dante Bini and was born in Castelfranco Emilia about ninety years ago. Apart from this colossal project, Mr Bini became equally famous between between the 60s and 80s for a more humble but equally innovative method of construction: the Binishell. In short: they are dome structures, made of concrete, "inflated" and shaped with air pressure. This system allows construction at very low cost with ridiculous lead times. Yuo can see The first experiments in the photos I made in a quiet Sunday walk, between San Cesario sul Panaro (MO) and Castelfranco Emilia but I also propose the image of the "house" of Robert Downey Junior, in Malibu', in addition to the little paradise in Sardinia of which I will speak shortly. Binishell are now widespread all over the world as sports centers, some clubs and houses but the most famous and fascinating remains the beautiful dome built for Michelangelo Antonioni and Monica Vitti in Gallura, construction now abandoned to vandals and weathering.

Castelfranco Emilia. Centro sportivo

Castelfranco Emilia. Centro sportivo 

Cupole sperimentali abbandonate a San Cesario S.P. (MO)

Cupola di Michelangelo Antonioni e Monica Vitti (foto ascosilasciti.com e rbw studio)

Binishell a Malibu Beach. Sustainable sanctuary di Robert D.Jr.

 

 

mercoledì 7 febbraio 2024

BURIANO E VETULONIA

A pochi chilometri da Castiglione della Pescaia, in una delle zone archeologiche e paesaggistiche più belle d'Italia, si trovano i due antichi borghi di Buriano e Vetulonia. Sono terre fuori dal tempo, che vivono ancora di riti e tradizioni secolari. Per le strade di Vetulonia, i giovani, non giocano a calcio ma a "palla eh!", un gioco millenario simile alla pelota mentre a Buriano, le poche decine di abitanti, vivono tutte in edifici che esistono da almeno 500 anni. Come spesso accade, un po' in tutta la Toscana, tutte le città e i paesi hanno una località vicina rivale o nemica. Per Vetulonia, questa nemica, è Buriano. Intorno al XV secolo si racconta che, dal campanile della chiesa di Vetulonia, si staccò una campana che rotolo' nella valle che separa i due borghi. Gli abitanti di Buriano si appropriarono del "tesoro rivale" portandolo alla loro chiesa e da allora, le due frazioni, sono in perenne lite. Pensate che, ancora oggi al momento dei rintocchi, le campane udibili in tutta la vallata suonano con qualche minuto di differenza tra loro. Per dispetto.
Just a few kilometers far from Castiglione della Pescaia (Tuscany), in one of the most beautiful archaeological and landscape areas of Italy, are located the two ancient villages of Buriano and Vetulonia. Those are lands out of time, still living with their rites and secular traditions. On the streets of Vetulonia, young people, do not play football but "Palla eh!"; a millenial game similar to spanish pelota, while in Buriano, the few dozen inhabitants, all live in buildings that have existed for at least 500 years. As it often happens, a bit all over Tuscany, all cities and villages have a nearby rival or enemy. For Vetulonia, this enemy, is Buriano. Around the fifteenth century it is said that, from the bell tower of the church of Vetulonia, a bell rolled dowm in the valley that separates the two villages. The inhabitants of Buriano stole the "rival treasure" bringing it to their church and since then, the two fractions, are in perpetual quarrel. Even today at the moment of the chimes, the bells audible throughout the valley ring with a few minutes of difference between them. Out of spite.

mercoledì 10 gennaio 2024

Я вас любил

Я вас любил


Я вас любил, любовь еще, быть может,
В душе моей угасла не совсем.
Но пусть она вас больше не тревожит,
Я не хочу печалить вас ничем.

Я вас любил безмолвно, безнадежно,
То робостью, то ревностью томим…
Я вас любил так искренно, так нежно,
Как дай вам Бог любимой быть другим.

А.С. Пушкин



VI HO AMATA

Vi ho amata e l'amore ancora, forse,
nell'anima mia non si è spento del tutto
ma non lasciare che ancor vi tormenti:
io non voglio affliggervi in alcun modo.

Io vi ho amata silenziosamente, senza speranza,
per timidezza, nel tormento della gelosia.
Io vi amai così teneramente, così sinceramente:
che Dio vi doni di essere così amata da un altro

A.S. Puskin

lunedì 26 giugno 2023

LE LUCI COLORATE

 PORTICO DI SAN LUCA

24 giugno 2023


È vero che, in fondo, siamo un gregge di ovini, una classe di bambini a cui dire: "Guarda là! Le luci colorate!" E subito corriamo tutti, tutti insieme nello stesso momento, nello stesso luogo. Basta poco per muovere a comando un popolo. 

Il Meloncello stracolmo come nemmeno al Giro d'italia o quando scende la Madonna a maggio (ma in quel caso è perché piove, si sa).

Tanta gente, tanti smartphone alzati, confusione. Folla.

Ma dopo qualche minuto, dopo qualche passo, la folla non è più tale e diventa persone, facce, parole. Sono ragazzi, sono coppie e amici, anziani, donne e uomini che camminano con te. Parlano, ridono, raccontano, cantano. Li riconosci quando li perdi di vista e li rivedi dieci minuti dopo. Quando si fermano a tirare il fiato e arrancano al curvone delle Orfanelle.

Scambi una battuta, un' impressione oppure canti con loro.


Ci sono le tue carte e il tuo profumo è ancora in questa casa...

Proprio lì,  dove ti ho immaginata...

C'eri tu...


Diciamo sempre che le persone hanno tutto e non sanno più come divertirsi. Forse non è vero: forse bastano delle luci colorate, basta un'idea semplice per muovere tante migliaia di teste e convincerli tutti a farsi due chilometri di salita a piedi e senza lamentarsi.

Che poi, se in altri momenti qualcuno gli avesse proposto di salire San Luca alle undici di sera, si sarebbe preso una risata in faccia o una scarpa.

Eppure è il luogo del cuore per i bolognesi: il profumo di casa quando torni dall'autostrada, il riferimento quando atterri al Marconi.

E' quella fila di lucine che puoi vedere quasi dappertutto.

Da lontano.


E anche io, che cammino e corro ovunque, sto pensando che non raggiungevo a piedi il santuario da anni

e mi vengono in mente le storie di quelle coppie di anziani che salivano o ancora salgono su tutte le settimane, per tutta la vita, mano nella mano. Solo con le proprie gambe, anche quando c'era la funivia.


Vedo tanti posti, visito tante località e forse ho trascurato per tanto tempo la mia città dove un tempo giravo tutti i giorni, in ogni vicolo. Ma la propria città è una mamma e, quando si torna a trovarla, ha sempre un piatto di tagliatelle pronto sul tavolo.

Bastavano un po' di lucine colorate








domenica 9 aprile 2023

LE SCARPE DI CAINO E ABELE

 LE SCARPE DI CAINO E ABELE


Herzogenaurach

È un grazioso quanto impronunciabile paese della Baviera, a una quindicina di chilometri da Norimberga.
A dispetto del suo fascino di borgo medioevale, è un luogo per lo più sconosciuto che conta solo una ventina di migliaia di abitanti ma, proprio qui, si vive da cento anni una delle più affascinanti storie di imprenditoria al mondo. O meglio due storie che, se già non vi sono note, penso che vi sorprenderanno.


Adolf Dassler, detto Adi, è un giovane appena tornato dalla guerra, la prima. Siamo all'inizio degli anni venti.
Da ragazzo ha fatto il fornaio ma il suo grande amore è lo sport e così prende in mano la vecchia bottega del padre e comincia, insieme al fratello maggiore Rudolf (detto "Rudi" ma detto anche "il puma") la produzione di scarpe per lo sport: nasce la Gebrüder Dassler Sportschuhfabrik.



Il rapporto tra Adi e Rudi non è facile ma le idee di Adi sono geniali e altrettanto le capacità commerciali di Rudi e le loro scarpe sono probabilmente le migliori al mondo nel settore. L'invenzione dei tacchetti per i calciatori e dei chiodini in ferro per l'atletica li porta alla ribalta mondiale in pochi anni. Alle olimpiadi di Amsterdam del 1928 molti atleti indossano già le calzature dei fratelli Dassler.
Arrivano
gli anni 30 e i due aderiscono subito al nazismo ricevendone notevoli vantaggi commerciali e diventando sponsor tecnico di tutti gli atleti della nazionale olimpica tedesca. Rudolf è un "convinto" del partito ma Adi ha altro per la testa e soprattutto ha un chiodo fisso piuttosto lontano dalle idee del regime: "i migliori al mondo devono avere le mie scarpe" e il migliore al mondo, forse il più grande atleta di tutti i tempi, è un tipo scomodo per i nazisti: si chiama Jessie Owens e il suo colore della pelle, in Germania, è un pugno in faccia al concetto di supremazia della razza. Abbiamo tutti in mente la scena del Fuhrer che abbandona lo stadio furioso, alle olimpiadi di Berlino, mentre Owens vince i 100 metri olimpici insieme ad altri 3 ori.

Vince,
in Germania,
Indossando le scarpe di Adi e Rudi Dassler.




Rudolph è totalmente contrario a questa sponsorizzazione che darà grandi problemi ai due ma Adolph vince questa battaglia: il fratello minore è ormai un capofamiglia e la cosa disturba parecchio Rudolph. La frattura tra i due diventerà ancora più forte con la Guerra, quando il regime nazista sequestrerà la fabbrica per produzioni militari anche a causa del loro appoggio agli atleti stranieri.
Rudi viene persino spedito al fronte con pochi ringraziamenti mentre Adi viene ritenuto indispensabile per tenere in piedi la produzione.

Finita la Guerra, però, la stessa scelta di appoggiare il campione olimpico americano è proprio quella che salva l'azienda di Herzogenaurach dall'abbattimento da parte degli alleati (li salverà anche nei terribili processi militari). E i Dassler iniziano dopo poco a produrre per molte società sportive americane.

Proprio durante i processi per l'adesione al nazismo, tra veleni e sospetti, arriva la separazione definitiva tra i due fratelli e nemici nella stessa città. Separazione umana e imprenditoriale.
E' il 1947 quando Adolph e tre quarti degli operai vanno per la loro strada. Prime tre lettere del soprannome e del cognome e nasce "AdiDas" e il logo con le tre strisce.
Dall'altra parte del fiume Aurach, a poca distanza, viene invece fondata "RUDA" (prime due lettere del nome e cognome di Rudolf). In breve tempo diventerà "PUMA".




Da un'azienda che aveva conquistato il mondo dello sport ne nascono due pronte a dar battaglia a Nike e Reebok nei decenni a venire ma soprattutto pronte a darsi battaglia tra di loro in una lotta letteralmente fratricida.
Non è solo rivalità, è odio e anche l'intero paese, in gran parte impiegato presso i due colossi, diventa il "paese dei colli piegati" in cui, prima di salutare, si guarda quali scarpe indossi.

Ma i momenti di grande tensione sulla ribalta mondiale sono appena iniziati e passeranno attraverso dispetti e sgambetti, soprattutto in tema di sponsorizzazioni e campioni di fama mondiale. A volte, nell'immaginario collettivo, pensiamo che grandi brand e sponsorizzazioni colossali siano storia dagli anni 80 in poi e invece, già a inizio 900 o prima si faceva a gara per l'immagine di un divo con una particolare bibita in mano o sigaretta o crema da barba.
Adidas e Puma, dagli anni 50 in poi, non risparmieranno colpi in questa battaglia
Nel 1954 Rudi rifiuta la sponsorizzazione della nazionale tedesca di calcio che vincerà il suo primo mondiale...con le adidas!
Ma negli anni 60 la PUMA, gestita ormai dal figlio di Rudi, Armin, rompe un patto con i rivali che prevedeva di non scatenare un'asta dissanguante per mettere sotto contratto Pelè, il più grande calciatore della storia, per il suo terzo e vittorioso mondiale.
Su tutti i giornali del mondo si vedrà Edson Arantes do Nascimento con due felini ai piedi E non solo: all' inizio della diretta di Brasile Perù, in mondovisione, il campione verde oro ferma il fischio dell'arbitro chiedendo di allacciarsi le sue Puma King mentre tutte le telecamere gli regalano il dovuto primo piano sui piedi. Marketing geniale.

E ancora la successiva finale mondiale del 74 in cui Johann Crujiff ha due strisce sulle maniche della maglietta anziché tre come tutti i suoi compagni della nazionale olandese. Questo perché il genio di Amsterdam è un atleta PUMA ma gli arancioni hanno tutti magliette Adidas e quindi si è fatto scucire una delle strisce per non farsi identificare con il brand "nemico". Davvero storie d'altri tempi.



La lotta continua fino alla morte dei due fratelli, negli anni 70 ma la rivalità prosegue anche quando le rispettive mogli, figli e famiglie ne prendono in mano l'eredità.
Solo in tempi recenti, con le famiglie ridotte ormai a quote minoritarie della proprietà, si è riuscita a creare una certa distensione a Herzogenaurach.
Per un certo periodo, si racconta, il sindaco indossò a giorni alterni scarpe Adidas e scarpe Puma per poter fungere da pacificatore.


NOTA:
Horst Dassler, figlio di Adolf, prenderà in mano nel 1978 un'altra azienda fondata pochi anni prima dal padre: "Arena". Porterà questo piccolo marchio a dominare il mercato dell'abbigliamento nel nuoto sportivo pur utilizzando un brand completamente slegato e un gruppo totalmente indipendente da quello di Adidas.




Herzogenaurach

is a charming and unpronounceable village in Bavaria, about fifteen kilometers from Nuremberg.
Despite its charm of medieval village, it's a place mostly unknown with only twenty thousands of inhabitants but, right there, sice more than one century lives one of the most fascinating stories of entrepreneurship in the world.
Or rather two stories.

Adolf Dassler, called Adi, is a young man just returned from the war, the first. We are in the early twenties.
As a boy he was a baker but his great love is the sport and so he takes over the old shop of his father and begins, together with his older brother Rudolf (called "Rudi" but also called "the Puma") the production of shoes for sport: the Gebrüder Dassler Sportschuhfabrik is born.




The relationship between Adi and Rudi is not easy but the ideas of Adi are brilliant as the commercial capabilities of Rudi and their shoes are probably the best in the world. The invention of studs for footballers and iron nails for athletics brings them to the world spotlight in a few years. At the 1928 Olympic games in Amsterdam, many athletes already wear the Dassler brothers' shoes.
The 30's came and the two immediately joined the Nazis, receiving considerable commercial advantages and becoming technical sponsors of all the athletes of the German Olympic national team. Rudolf is a "convinced" of the party but Adi has something else on his mind and above all a fixed idea rather far from the ideas of the regime: "the best in the world must have my shoes" and the best in the world at that time, perhaps the greatest athlete of all times is Jessie Owens but the colour of his skin, in Germany, is a punch in the face of race supremacy. We all have in mind the scene of a furious Fuhrer leaving the stadium, at the Berlin Olympics, while Owens wins the 100 meters along with 3 other gold medals.

Wins,
in Germany,
Wearing the shoes of Adi and Rudi Dassler.


Rudolph is totally opposed to this sponsorship that will give great problems to the two but Adolph wins this battle: the younger brother is now a head of the family and this thing disturbs Rudolph a lot. The rift between the two will become even stronger with the War, when the Nazi regime will seize the factory for military productions also because of their support to foreign athletes.
Rudi is even sent to the front with few thanks while Adi is considered indispensable to keep the production going.

After the war, however, the same choice to support the American Olympic champion is the one that saves the Herzogenaurach company from being overthrown by the Allies (it will also save them in the terrible military processes). And the Dasslers soon began producing for many American sports clubs.

Just during the trials for the adhesion to Nazism, between poisons and suspicions, comes the definitive separation between the two brothers and enemies in the same city. Human and entrepreneurial separation.
It’s 1947 when Adolph and three-quarters of the workers go their separate ways. First three letters of the nickname and surname and "adidas"
is born with the famous three stripes' brand.
On the other side of the river Aurach, a short distance away, is instead founded "RUDA" (first two letters of Rudolf’s name and surname). Soon it will become "PUMA".


From a company that had conquered the world of sport, two were born ready to battle with Nike and Reebok in the decades to come but above all ready to battle each other in a literally fratricidal struggle.
It is not only rivalry, it's real hate and even the whole village, largely employed by the two giants, becomes the "country of folded necks" in which, before saying goodbye, everyone looks at what shoes you wear.

But the moments of great tension on the world stage have just begun and will pass through mischief and tripping,
especially in terms of sponsorships and world-famous champions. Sometimes, in the collective imagination, we think that great brands and colossal sponsorship are history from the 80s onwards and instead, already at the beginning of 900 or before, the great companies competed for the image of a star with a particular drink in hand or cigarette or shaving cream.
Adidas and Puma, from the 50s onwards, will not save shots in this battle
In 1954 Rudi refused sponsorship of the German national football team that will win its first world championship...with Adidas!
But in the 60s, the Puma, now managed by Rudi’s son, Armin, broke a deal with the rivals that provided for not triggering a bleeding auction to put under contract Pelè, the greatest footballer in history, for his third and victorious world championship in Mexico 1970.
In every newspaper in the world you will see Edson Arantes do Nascimento with two Cougars/Puma at his feet and not only: at the beginning of the live broadcast of Brazil Peru, Pelè stop for more than a few seconds the whistle of the referee asking to tie his Puma King while all the cameras give him the due close-up on the feet. a previous agreed Marketing idea.

And again the next, historical world final of 74 in which Johann Crujiff has two stripes on the sleeves of the shirt instead of three like all his comrades of the Dutch national team. This is because the genius of Amsterdam is a PUMA athlete but the orange ones all have Adidas T-shirts and so he unstitches one of the stripes to not be identified with the "enemy" brand.
Real stories of the past.


The struggle continued until the death of the two brothers, in the 70s but the rivalry followed even when the respective wives, children and families took over the inheritance.
Only in recent times, with families now reduced to minority shares of ownership, has it been possible to create a certain relaxation in Herzogenaurach. For a time, it is said, the mayor of the village used to wear alternate days Adidas shoes and Puma shoes to act as a peacemaker. NOTE: Horst Dassler, son of Adolf, took over in 1978 another company founded a few years before by his father: "Arena". It will lead this small brand to dominate the clothing market in sports swimming even if using a brand completely unrelated and not associated with the more famous one.





lunedì 14 marzo 2022

ВОЛК И ЯГНЕНОК - lupus et agnus

 LUPUS ET AGNUS (Fedro)


Ad rivum eundem lupus et agnus venerant, siti compulsi
Superior stabat lupus, longeque inferior agnus.
Tunc fauce improba latro incitatus iurgii causam intulit: 
"Cur - inquit - turbulentam fecisti mihi aquam bibenti?"
Laniger contra timens: "Qui possum - quaeso - facere quod quereris, lupe? 
A te decurrit ad meos haustus liquor."
Repulsus ille veritatis viribus: "Ante hos sex menses male - ait - dixisti mihi".
Respondit agnus:  "Equidem natus non eram!"
"Pater, hercle, tuus - ille inquit - male dixit mihi!"
Atque ita correptum lacerat iniusta nece.


Haec propter illos scripta est homines fabula qui fictis causis innocentes opprimunt.»


ВОЛК И ЯГНЕНОК  (I.A. Krilov's version)

У сильного всегда бессильный виноват:Тому в Истории мы тьму примеров слышим,
Но мы Истории не пишем;А вот о том как в Баснях говорят.

Ягнёнок в жаркий день зашел к ручью напиться; И надобно ж беде случиться,
Что около тех мест голодный рыскал Волк.
Ягнёнка видит он, на добычу стремится; Но, делу дать хотя законный вид и толк,
Кричит: «Как смеешь ты, наглец, нечистым рылом 
Здесь чистое мутить питье Мое С песком и с илом?
За дерзость такову Я голову с тебя сорву». —
«Когда светлейший Волк позволит, Осмелюсь я донесть, что ниже по ручью
От Светлости его шагов я на сто пью; И гневаться напрасно он изволит:
Питья мутить ему никак я не могу». — «Поэтому я лгу!
Негодный! слыхана ль такая дерзость в свете!
Да помнится, что ты еще в запрошлом лете Мне здесь же как-то нагрубил:
Я этого, приятель, не забыл!» — «Помилуй, мне еще и отроду нет году», —
Ягненок говорит. «Так это был твой брат». — «Нет братьев у меня».
— «Так это кум иль сватИ, словом, кто-нибудь из вашего же роду.
Вы сами, ваши псы и ваши пастухи, Вы все мне зла хотите
И, если можете, то мне всегда вредите, Но я с тобой за их разведаюсь грехи». —
«Ах, я чем виноват?»
— «Молчи! устал я слушать, Досуг мне разбирать вины твои, щенок!
Ты виноват уж тем, что хочется мне кушать». Сказал — и в темный лес Ягнёнка поволок.




                                   IL LUPO E L'AGNELLO                                                      THE WOLF AND THE LAMB                                            

Un lupo e un agnello, spinti dalla sete erano venuti                      A wolf and a lamb came to the same stream, compelled  
allo stesso ruscello. Il lupo stava più in alto e, un po'                    by thirst. The wolf stood the higer up the stream, the
più lontano, in basso, c'era l'agnello.                                             lamb much lower.                    
Allora il malvagio, incitato dalla sua gola insaziabile,                 Then the thief, impelled by his wicked maw, took occasion
cercava un pretesto per litigare.                                                     of quarrel. "Why do you trouble the water - said he -    
Perché - disse - mi hai fatto diventare torbida l'acqua                   while I am drinkin' " The frigtened wool-bearer answered:
che sto bevendo? E l'agnello, tremante: "come posso                   "How can I possibly do what you    complain of, wolf?  
- chiedo - fare ciò di cui ti lamenti, o lupo? L'acqua                     The draught runs from you to me" 
scorre da te fino alle mie sorsate!"                                                "The other, repelled by the force of truth:
E quello, respinto dalla forza della verità: "Sei mesi                    "It is now six months ago since you spoke injuriosly
fa- aggiunse - hai parlato male di me!"                                          of me".   
Rispose l'agnello: "Ma, veramente, io non ero                              "I was not born then" said the lamb 
ancora nato!"                                                                                 ."Your faather, then! - returned the wolf
"Per Ercole! Allora tuo padre- disse il lupo - ha                            And so saying, he seized and tore him, putting him
parlato male di me!"                                                                      unjustly to death
E così, afferratolo, lo uccise dandogli una morte ingiusta.                                      
                                                                                                      This fable is written on account of those men who
Questa favola è scritta per quegli uomini che                                the innocent under false pretences     
opprimono gli innocenti con falsi pretesti.»