lunedì 30 agosto 2010

GIOCHI D'INFANZIA


BATTAGLIA NAVALE



Giocavo a battaglia navale ma in un modo nuovo.

"Le navi si muovono, nel mare - così pensai - se voglio che tutto sia più realistico posso spostarle per evitare che siano colpite"
Il mio avversario chiamava le combinazioni di lettere e numeri ma le mie corazzate viravano per tempo sentendo l'attacco imminente grazie a una semplice matita dotata di gomma (questo dimostrava che le navi a matita sono più agili di quelle disegnate a biro)

I miei colpi invece giungevano precisi sul bersaglio quasi sempre: ci vuole un'ottima vista per essere bravi soldati in mare e io riuscivo spesso a vedere le posizioni avversarie dal momento che l'altro giocatore non copriva a sufficienza il suo foglietto (pessima strategia di difesa per un generale).

Con questa tattica mi credevo imbattibile finché un pomeriggio il mio vicino di casa Alex mi sconfisse pesantemente per tre partite a zero.
Solo dopo molto tempo mi raccontò di aver usato in quella occasione una tattica ancora più ingegnosa: Alex le navi non le disegnava nemmeno, fingeva di farlo. "Militarmente parlando - mi disse - mi sembrava giusto proteggere la mia flotta in un porto più sicuro piuttosto che esporla a una prevedibile decimazione in campo aperto"








GIOCHI D

venerdì 27 agosto 2010

TURISTI IN ITALIA


PLEASE, DON'T DO IT

Torno a scrivere sul mio amato quaderno d'appunti per proporre una delle mie amate classifiche, simile ad altre che già pubblicai tra queste pagine.




Nei miei viaggi per le città ed i paesi italiani (ché credo di averne visitati un buon numero) mi ha sempre incuriosito osservare i comportamenti dei turisti stranieri.
Muoversi in una nazione che non è la propria crea sempre un minimo di difficoltà che fanno nascere situazioni umoristiche o ridicole.

Colpisce particolarmente però, suscitando riso e commiserazione, tutta quella serie di comportamenti abituali e ripetuti quasi da chiunque decida di visitare il nostro magnifico paese che sono da considerarsi fuori luogo, pacchiani o che identificano comunque "il turista straniero" come tale senza bisogno di osservarne i connotati.

Per questo ecco di seguito la mia personalissima




CLASSIFICA DEI GESTI E DEI COMPORTAMENTI DA SCONSIGLIARE AL TURISTA STRANIERO
 



(a partire dalla ottava posizione)




 



8. UTILIZZARE PAROLE IN LINGUA SPAGNOLA O GRECA QUI DA NOI convinti che nel mediterraneo parlino tutti una lingua comune.

7. UTILIZZARE PAROLE E CANZONI NAPOLETANE IN TUTTA ITALIA PER FAMILIARIZZARE CON SCONOSCIUTI  convinti che il meraviglioso patrimonio culturale partenopeo sia noto e fatto proprio anche a Desenzano sul Garda

6. PRESENTARSI ALLA STAZIONE DEI TRENI DI BOLOGNA IL 14 NOVEMBRE IN BERMUDA.
   Tipico di tedeschi e nordici, uomini tra i 20 e i 40 anni. Primo: non siamo in Turchia. Secondo: anche se loro non sentono freddo...noi sì!

5. ORDINARE "SPAGHETTI ALLA BOLOGNESE" : Al massimo sarebbero al ragù ma in tutto il mondo ti portano un orrenda salsa di carne ben lontana da quella originale e comunque un ristorante serio non spreca il ragù sugli spaghetti. sono necessarie perfette tagliatelle fatte dalle sfogline!  (e molti continueranno a preferire spaghetti stracotti e collosi a perfette tagliatelle al dente).

4. FERMARSI AI BANCHETTI DEGLI AUTOGRILL PER SCOMMETTERE "AI 3 BICCHIERI CON LA PALLINA NASCOSTA"

RULLO DI TAMBURI. PRIME 3 POSIZIONI

3. ACQUISTARE RIPRODUZIONI DI MONUMENTI (i piu' noti)  IN SCALA 1:30    
 Ma che razza di mensole hanno in casa?????

2. LA FOTO IN PROSPETTIVA MENTRE SI SOSTIENE LA TORRE DI PISA.
vi prego non fatelo...rendetevi conto....siete tra i duecentomila turisti all'anno con la stessa foto. Vi concedo il centurione romano muscoloso ma questa no!

1. GUIDARE SULLA CORSIA DI SINISTRA (per i britannici). Ammetto di non averlo mai visto di persona. Comunque sarete d'accordo che sia cosa da non fare assolutamente.





   
 
 
 
 


STRANIERI IN ITALIA



http://www.youtube.com/watch?v=8T1mv1XPQu4




http://www.youtube.com/watch?v=8T1mv1XPQu4








 

venerdì 16 luglio 2010

LENTAMENTE MUORE


LENTAMENTE MUORE

(di sicuro non è di Neruda, l'importante è che non la reciti Mastella)

 



Lentamente muore 
chi mangia 10 uova fritte con il mascarpone ,
cioccolati,
wurstel e dolciumi olandesi dopo una carbonara -
(ma morirà comunque tra atroci dolori)

Muore lentamente chi vuole farsi investire
ma anziché aspettare un tir
sceglie di sdraiarsi su uno stretto rettilineo
mentre passa su di lui la dodicesima tappa del tour de France.

Muore lentamente chi crede per anni sia facile fermare con la fronte sul muro una banconota lasciata cadere dall'alto mille volte,
chi mangia ogni sera al Cinese per completare i bollini,
chi non ricorda mai quello che ha appena fatto e per senso del dovere si reca all'AVIS quattro volte nella stessa mattina per il prelievo.

Evitiamo la morte a piccole dosi, quando fare il trapezista sull'alta tensione potrebbe semplificare il compito.

Soltanto l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida fine.


 


 

giovedì 1 luglio 2010

INFINITO


Mi innamorai di questi versi quando avevo più o meno sei anni ed è uno dei più antichi ricordi della mia vita.
Io, immerso nella vasca, che leggo su una vecchia raccolta dei "Canti" di Leopardi e imparo a memoria alcuni versi della prima poesia della mia vita.

Nemmeno sapevo bene cosa fosse una poesia: nella mia ancora breve vita avevo letto e ascoltato solo filastrocche, canzoncine, favole. I grandi componimenti in versi erano un mistero mescolato ai tanti libri della biblioteca di casa, uno di quei volumi più leggeri che avrebbe dovuto attirarmi per l'abbondanza di spazi bianchi tra le parole rispetto a un libro tradizionale, per la brevità di quelle letture ma che mi pareva, al contrario, qualcosa di troppo distante da me e in un linguaggio da adulti. Non ne vedevo un inizio e una fine, non raccontava una storia.

Poi incontro Giacomo Leopardi, per caso. Tutto perché mi era capitato di ascoltare i primi versi dell' "Infinito" in uno sceneggiato televisivo sulla sua vita e per quel poco che potevo capire allora ero rimasto impressionato dal senso di oppressione che mi comunicava quella sua adolescenza di provincia, con una famiglia e un'educazione rigida. Non so perché ma mi ero convinto che il primo verso "Sempre caro mi fu quest'ermo colle" fosse riferito a una piccola collinetta davanti casa, come quelle collinette di terra che avevo nel giardino della scuola e che Leopardi, per qualche diniego paterno, non si fosse mai allontanato da casa e non avesse mai oltrepassato quella collina. "....Che di tanta parte dell'ultimo orizzonte il guardo esclude": c'era quella maledetta collina e quella siepe, sì gli erano care, però non riusciva neanche a vedere cosa ci fosse oltre.
Lo dipingevo ben più limitato e oppresso dalla famiglia di quanto effettivamente non sia stato.

Era la mia prima vera immagine poetica.
Neppure potevo ben capire la profonda cultura e filosofia nascosta dietro ogni verso ma mi affascinava questo giovane uomo che immaginavo non essersi mai allontanato da casa
tanto da non aver visto neppure cosa ci fosse oltre quella collina, quella siepe


ma solo ora, dopo così tanto tempo
comprendo tanto di questa poesia
e sono forse più vicino a chi l'ha scritta.
Solo adesso vedo oltre quella siepe, ascolto e temo
silenzi terribili e sono richiamato al pensiero dell'esistenza
da un insetto, una foglia, un albero.
E pure mi ritrovo a fuggire da questa realtà inaccettabile
naufragando nell'Infinito



L'INFINITO
Giacomo Leopardi

Sempre caro mi fu quest’ermo colle

e questa siepe che da tanta parte
dell’ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati
spazi di là da quella, e sovrumani
silenzi, e profondissima quïete
io nel pensier mi fingo; ove per poco
il cor non si spaura. E come il vento
odo stormir tra queste piante, io quello
infinito silenzio a questa voce
vo comparando: e mi sovvien l’eterno,
e le morte stagioni e la presente
e viva, e il suon di lei: Così tra questa
immensità s’annega il pensier mio:
e il naufragar m’è dolce in questo mare.

martedì 12 gennaio 2010

LETTERA DI RISPOSTA

IL CAMALEONTE





....Per il resto sono quello che voglio a seconda del momento:
un camaleonte, un innovatore all'antica, un Gandhiano coi forconi.

 
Sono antico e moderno: uso facebook ma le frasi carine alle ragazze le scrivo su carta e non le mando via SMS, le fortunate che le ricevono le cestinano ma possono anche distruggerle con il laser. 

 
Amo l'Italia ma vivrei volentieri in un paese migliore (cioè quasi tutti).
Vorrei ordine, regole, rigore, pulizia e disciplina senza eccezioni ma poi ho in mente il furore proletario anti borghese.


Quando ascolto Tony Bennet però, quando sono seduto su un divano ed ascolto tony Bennet non provate a mettere su Rihanna o ne pagherete le conseguenze.....

sabato 9 gennaio 2010

E LE STELLE STANNO A GUARDARE....

L'ANNO CHE VERRA'



Davvero signori, davvero

è un dispiacere deludervi

nessuno conosce il nostro futuro: il fatto stesso che crediamo a chi predice il futuro ancor prima che esso avvenga la dice lunga.
Nessuno parla coi morti, se lo facesse non capirebbe comunque cosa dicono.
Nessuno vede il futuro nelle stelle, fossero anch'esse capaci di modificare la nostra vita non esiste uomo in grado di capire come.
Nessuna posizione o congiunzione astrale, niente di niente.

Le stelle sono meravigliose compagne e testimoni dei nostri sentimenti, straordinaria scenografia dei nostri amori e delle nostre solitudini: ancora molti vogliono ridurle a spietate fautrici del nostro destino, capaci di decidere del bene e del male.

E poi è inutile, per quanto ci sforziamo non è possibile negare cinque secoli di scienza che hanno decretato la morte dell'astrologia in mille maniere.
 
Ricordate "I vestiti nuovi dell'Imperatore" ?  Lo stesso avveniva alle corti per gli astrologi: solo uno sciocco non poteva credere loro. Non parliamo del popolo che, allora come oggi, crede a tutto.

Per alcuni è solo un gioco divertente ma tale gioco permette all'astrologo di vivere nell'ozio e a chi lo legge di lavorare otto ore in ufficio.

In mente ho solo un pensiero divertente: quando un bambino pronuncia frasi insensate gli adulti ridono, quando dice le stesse cose un astrologo lo ascoltano invece con attenzione. Gli credono pure.



pleiadi-marco

venerdì 8 gennaio 2010

LA QUERCIA DEL TASSO

LA QUERCIA DEL TASSO
Achille Campanile



Quell'antico tronco d'albero che si vede ancor oggi sul Gianicolo a Roma, secco, morto, corroso e ormai quasi informe, tenuto su da un muricciolo dentro il quale è stato murato acciocché non cada o non possa farsene legna da ardere, si chiama la quercia del Tasso perché, avverte una lapide, Torquato Tasso andava a sedervisi sotto, quand'essa era frondosa.


Anche a quei tempi la chiamavano così.


Fin qui niente di nuovo. Lo sanno tutti e lo dicono le guide.


Meno noto è che, poco lungi da essa, c'era, ai tempi del grande e infelice poeta, un'altra quercia fra le cui radici abitava uno di quegli animaletti del genere dei plantigradi, detti tassi.


Un caso.


Ma a cagione di esso si parlava della quercia del Tasso con la "t" maiuscola e della quercia del tasso con la "t" minuscola. In verità c'era anche un tasso nella quercia del Tasso e questo animaletto, per distinguerlo dall'altro, lo chiamavano il tasso della quercia del Tasso.


Alcuni credevano che appartenesse al poeta, perciò lo chiamavano "il tasso del Tasso"; e l'albero era detto "la quercia del tasso del Tasso" da alcuni, e "la quercia del Tasso del tasso" da altri.


Siccome c'era un altro Tasso (Bernardo, padre di Torquato, poeta anch'egli), il quale andava a mettersi sotto un olmo, il popolino diceva: "E' il Tasso dell'olmo o il Tasso della quercia?".


Così poi, quando si sentiva dire "il Tasso della quercia" qualcuno domandava: "Di quale quercia?".


"Della quercia del Tasso."


E dell'animaletto di cui sopra, ch'era stato donato al poeta in omaggio al suo nome, si disse: "il tasso del Tasso della quercia del Tasso".


Poi c'era la guercia del Tasso: una poverina con un occhio storto, che s'era dedicata al poeta e perciò era detta "la guercia del Tasso della quercia", per distinguerla da un'altra guercia che s'era dedicata al Tasso dell'olmo (perché c'era un grande antagonismo fra i due).
Ella andava a sedersi sotto una quercia poco distante da quella del suo principale e perciò detta: "la quercia della guercia del Tasso"; mentre quella del Tasso era detta: "la quercia del Tasso della guercia": qualche volta si vide anche la guercia del Tasso sotto la quercia del Tasso.
Qualcuno più brevemente diceva: "la quercia della guercia" o "la guercia della quercia". Poi, sapete com'è la gente, si parlò anche del Tasso della guercia della quercia; e, quando lui si metteva sotto l'albero di lei, si alluse al Tasso della quercia della guercia.


Ora voi vorrete sapere se anche nella quercia della guercia vivesse uno di quegli animaletti detti tassi.


Viveva.


E lo chiamarono: "il tasso della quercia della guercia del Tasso", mentre l'albero era detto: "la quercia del tasso della guercia del Tasso" e lei: "la guercia del Tasso della quercia del tasso".


Successivamente Torquato cambiò albero: si trasferì (capriccio di poeta) sotto un tasso (albero delle Alpi), che per un certo tempo fu detto: "il tasso del Tasso".


Anche il piccolo quadrupede del genere degli orsi lo seguì fedelmente, e durante il tempo in cui essi stettero sotto il nuovo albero, l'animaletto venne indicato come: "il tasso del tasso del Tasso".


Quanto a Bernardo, non potendo trasferirsi all'ombra d'un tasso perché non ce n'erano a portata di mano, si spostò accanto a un tasso barbasso (nota pianta, detta pure verbasco), che fu chiamato da allora: "il tasso barbasso del Tasso"; e Bernardo fu chiamato: "il Tasso del tasso barbasso", per distinguerlo dal Tasso del tasso.
Quanto al piccolo tasso di Bernardo, questi lo volle con sé, quindi da allora quell'animaletto fu indicato da alcuni come: il tasso del Tasso del tasso barbasso, per distinguerlo dal tasso del Tasso del tasso; da altri come il tasso del tasso barbasso del Tasso, per distinguerlo dal tasso del tasso del Tasso.


Il comune di Roma voleva che i due poeti pagassero qualcosa per la sosta delle bestiole sotto gli alberi, ma fu difficile stabilire il tasso da pagare; cioè il tasso del tasso del tasso del Tasso e il tasso del tasso del tasso barbasso del Tasso.


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