martedì 23 giugno 2009

DI COSE BELLE.....

IL MONDO SCOMPARSO


 


Se tu fossi qui sarei felice come sono ogni volta che ci sei


ma in fondo sono colmo di bellezza per quel poco che ti vedo.


giovedì 18 giugno 2009

LA RAGIONE ED IL TORTO

LUPUS ET AGNUS


 




Ad rivum eundem lupus et agnus venerant,
siti compulsi. Superior stabat lupus,
longeque inferior agnus. Tunc fauce improba
latro incitatus iurgii causam intulit;
'Cur' inquit 'turbulentam fecisti mihi
aquam bibenti?' Laniger contra timens
'Qui possum, quaeso, facere quod quereris, lupe?
A te decurrit ad meos haustus liquor'.
Repulsus ille veritatis viribus
'Ante hos sex menses male' ait 'dixisti mihi'.
Respondit agnus 'Equidem natus non eram'.
'Pater hercle tuus' ille inquit 'male dixit mihi';
atque ita correptum lacerat iniusta nece.

Haec propter illos scripta est homines fabula
qui fictis causis innocentes opprimunt.




 

 





IL LUPO E L'AGNELLO

 
Un lupo e un agnello pervennero allo stesso ruscello
spinti dalla sete; più in alto stava il lupo
e molto più in basso l'agnello. Allora il malvagio,
spinto dalla gola insaziabile, cercò un pretesto di litigio.
"Perché" disse "rendi torbida l'acqua
che sto bevendo?" E l'agnello tremante:
"Ma scusa, come posso fare ciò per cui ti lamenti, lupo?
Il liquido scorre da te verso i miei sorsi".
Respinto il lupo dalla forza della verità:
"Sei mesi fa, disse, tu hai sparlato di me".
L'agnello rispose: "Di certo non ero nato".
"Per Ercole! Tuo padre, disse quello, ha sparlato di me".
E così, afferratolo, lo sbrana con una morte ingiusta.

Questa favola è stata scritta per quegli uomini
che opprimono gli innocenti con falsi pretesti.

 


 

 

 



cast

martedì 5 maggio 2009

DEL 5 MAGGIO E DINTORNI



EI FU


Il Duca di Wellington in persona scelse come carceriere dell’ex Imperatore il segaligno Hudson Lowe, quasi un aguzzino per quella prigione dorata. Fu un modo per vendicarsi del suo storico nemico.


Sir Lowe lo chiamava “Generale”: un po’ come chiamare scrivano il Manzoni una volta vecchio. Chiunque altro sarebbe stato intimorito dall’enorme personalità del prigioniero di Sant’Elena ma forse quell’inglese dagli occhi di Jena un po’ godeva nel dimostrare superiorità nei confronti dell’uomo che aveva avuto nelle sue mani l’intera Europa continentale.


Proprio quello il punto: Sir Hudson Lowe non apparteneva al Continente.


 


Napoleone Buonaparte leggeva, leggeva e poco altro anche perché non gli era permesso fare granché: sì, qualche passeggiata ma il suo spazio di movimento era recintato e come se non bastasse a Sant’Elena piove sempre e non è il massimo passeggiare sotto la pioggia con il suo stato di salute.


Reumatismi, epatite, ulcera e non appena qualche medico si prodigava a fornirgli più conforto del necessario veniva allontanato dall’isola. La sua piccola corte poi non poteva certo essere cos' rinfrancante per chi aveva avuto milioni di persone al suo comando. Si trattava di 3 generali, un mamelucco ed il suo fantasioso biografo Las Cases, intento più a romanzare sue idee che a scrivere sotto dettatura di Bonaparte. Fu anche espulso ben presto da Sir Lowe, venutogli probabilmente a noia eccessiva, terminando il memoriale di Napoleone a suo piacimento.


 


Tre volte sulla polvere, tre volte sull’altare. Questa volta però era finita: se Lowe fosse capitato in una delle altre “vite” del Grande Imperatore, questi se lo sarebbe divorato una volta libero, come aveva fatto con altri nemici i cento giorni dopo l’Elba.



Ma ormai era finita. La storia gli avrebbe dato ragione, di questo era certo.


Lui dispotico, dittatore anti democratico oppure grande Capo di Stato moderno e portatore di liberalità? Il suo despotismo era in fondo un male necessario per domare il caos, le guerre civili ma questa è la scusa di ogni dittatore. Lui scacciava le monarchie antiche ed opprimenti ma lo fece in un bagno di sangue che sconvolse l’Europa.


Contraddittorio.


Il Corso nato contro i francesi, lottando contro la Francia ma poi vissuto per la gloria della Francia fino all'ultimo dei suoi giorni. L’uomo del popolo che diventa oppressore nobile e vicino alla grande borghesia. Il generale che aveva infervorato l’Italia di idee liberali e repubblicane per poi imporre il dominio francese e infine l’Impero.


 


Meglio sarebbe stato morire in battaglia che vivere gli ultimi sei anni tra le fitte, l’ozio ed i clisteri di Sant’Elena.


La noia di quel periodo è stata fino ad oggi emblematica nell'immaginario collettivo, tanto che più o meno tutti quei "solitari di carte impossibili" che ci insegnano ancor oggi vengono definiti come "I solitari di carte che faceva Napoleone a Sant'Elena" perché lui aveva certo abbastanza tempo libero per riuscire a conluderne almeno uno vittoriosamente.


D'altro canto un po' tutto quello che circonda la storia e la sua persona è avvolto da leggende, storie locali, miti e particolari veri o fantastici (la mano tra i bottoni della giacca come nel dipinto di Ingres, la sua statura, i suoi amori, la data della sua morte nota anche agli studenti più somari, un teorema di matematica sui triangoli e frasi, aforismi a volte davvero suoi).


Senza dimenticare che per la Storia stessa quel breve periodo tra la  Rivoluzione ed il Congresso di Vienna è l'inizio di un nuovo Mondo, dell'età Contemporanea, delle Costituzioni Moderne, delle leggi, dei trattati locali, degli archivi e delle anagrafi di tanti comuni e città. 


Napoleone e la Rivoluzione sono un po' il fulcro della Storia, il passaggio da antico a moderno.


Chi se non lui il conquistatore per antonomasia, l'Imperatore, il Dittatore illuminato?



 


Meglio sarebbe stato morire per l'uomo più celebre degli ultimi due millenni.



Ma il prezzo della sconfitta va pagato.


Più umiliante della letteraria morte del Cesare che lo precedette 17 secoli prima. Da un 15 marzo ad un altrettanto celebre 5 maggio Napoleone Bonaparte terminò la sua agonia tra fitte non di pugnale ma di un tumore allo stomaco.


 


L’Europa si era liberata di un pericolo, di un tiranno per insediarne altri cento.


 


Il seme gettato dall’Imperatore era però in tutta Europa: era il seme stesso della Rivoluzione Francese era la voglia di un mondo nuovo che prima o poi sarebbe scoppiato tra le mani di tutta quella nobiltà che era riuscita a riconquistarsi tutti i poteri.


Ed era tutto quello che un baronetto inglese non avrebbe mai potuto capire né concepire. Perché l’Inghilterra è un isola.

lunedì 27 aprile 2009

COME RIDEVAMO


LE BARZELLETTE DEI BAMBINI







Dopo tanto tempo mi voglio dedicare ad una delle “mie” classifiche toccando ancora una volta il tema dell’infanzia. Propongo qui la classifica delle barzellette infantili non elencando semplicemente le barzellette più celebri degli anni 80 (ovvero di quando ero bambino io) bensì quel tipo di battute, freddure e comicità proprie di quell’età che si raccontano e si raccontavano diecimila volte agli stessi compagni di classe ridendo sempre come se fossero mai sentite; con quel gusto speciale che si prova quando all’interno del gruppetto che si raccoglie in cerchio per ascoltare si aggiunge anche una sola persona che ancora non le ha mai udite prima.



A parte i colmi, e i “sai come fa un?” che raccolgo in un’ unica voce in questo elenco …… ricordo barzellette mal raccontate, con difetti ed errori nei finali che dovrebbero inibire totalmente le risate o addirittura vicende completamente inventate da chi le raccontava e quindi senza senso ma che contenevano una parola o una situazione che poteva suscitare riso (un uomo chiuso in bagno, un vampiro che non trova sangue, un mostro che ha paura)

Un classico erano i 3 tentativi (i primi due falliscono, il terzo ha successo o viceversa) che in alcune nostre interpretazioni personali diventavano 4, 5 o 6 prolungando l’attesa all’infinito. Se in genere questo prolungamento distrugge una barzelletta, a quell’età rendeva invece il tutto ancora più eccitante.

Perché da bimbi non capitava mai di dire o pensare: “E’ una barzelletta stupida” “Non mi fa ridere!” . Chiunque raccontasse barzellette era l'eroe del momento: l’importante a quell'età è ridere e vedere un compagno farlo per primo diventa sufficiente per essere contagiati tutti. Il motivo non è importante.

Forse eravamo più saggi allora.





IL FANTASMA FORMAGGINO

Evito di raccontarla, credo che la conoscano anche i muri. I soliti italiano, francese e tedesco….i soliti primi due tentativi che falliscono e l’italiano che riesce nell’impresa con un escamotage poco comprensibile ma che a scuola ci faceva molto ridere.

Il problema, riascoltandola in età adulta, è che nessuno sa in quale parte d’Italia esista la leggenda di questo fantasma. E' un problema reale perché davvero non comprendo il significato, l’ironia della barzelletta se tale personaggio fantastico non fosse già noto a tutti con questo nome al di là della storiellina. 
Se ci pensiamo l’unico motivo di riso consisteva nella rima finale che però si basa su un nome, “formaggino”, che nessuno conosce….

Per dovere di blogger devo almeno citare la ben nota e straordinaria canzone del gruppo “Elio e le storie tese” costruita intorno a questa assurda vicenda.



I NOSBARI

Un cacciatore da Safari torna ogni giorno dalla caccia (ovviamente i soliti tre giorni ovvero tre tentativi) dopo aver ucciso una lunga serie di belve tra cui i misteriosi “Nosbari”. Chissà perché gli interlocutori del protagonisti chiedono informazioni su fatti strani sempre e solo il terzo giorno....ad ogni modo alla classica richiesta tardiva di spiegazioni si scopre come i “Nosbari” siano indigeni imploranti che lui scambia per animali.

La barzelletta non è priva di humour e di senso come la precedente ma è terribilmente razzista. E’ sempre stata raccontata anche tra adulti in passato (Ormai non più, troppo inflazionata) ma credo sia un po’ sciocchina. E’ stata infine il cavallo di battaglia di un personaggio che fu regina delle barzellette infantili, una vera icona della fine degli anni ’80: Robertina di Telemike (la Tv poco politically correct di quegli anni)



MAMMA MAMMA SENZA MANI!

E’ il bambino in bicicletta che si vanta delle sue prodezze….prosegue con “Mamma mamma senza piedi” ed infine, dopo un probabile incidente “Mamma mamma fenfa denti…..”
Ogni commento è superfluo


LA RANA DALLA BOCCA LARGA

Meravigliosa barzelletta. Questo è humour per tutte le età! Dalla mia infanzia a oggi rimane una delle più carine e divertenti anche se tra adulti non si racconta più. Ci sono sempre i soliti tre, quattro tentativi con questa rana rompiscatole che si presenta ad animali della foresta molto pazienti. Lo scambio di battute finale con il leone “che mangia le rane dalla bocca larga” mentre la prima si affretta a stringere la bocca modificando la parlata è di un’ilarità incredibile. C’è anche un minimo di teatralità che richiede “mestiere” in chi la racconta.



L’ITALIANO IL FRANCESE E IL TEDESCO SULL’AEREO   ne ricordo mille versioni o meglio ricordo di averne sentite così tante tutte simili. Il finale lo sapete già: dopo che i primi due si sono gettati e quindi immolati per salvare tutti i passeggeri (pronunciando frasi in rima altamente patriottiche) l’italiano se la cava con un paracadute o qualcosa di simile e con strofe assai meno eroiche. Noi ci sentivamo più furbi di tutti gli stranieri nel sentire questi finali ma credo che le stesse storie potrebbero divertire anche francesi e tedeschi ridendo della nostra furberia da “Simpatici Mariuoli” quali in fondo (e tristemente) siamo.

La genialità creativa che ha contraddistinto la nostra storia è ora indirizzata verso l'aggiramento delle regole e l'evitare i problemi senza affrontarli. Anche nelle barzellette.


MAMMA SONO VELENOSO?

E' il serpentello piccolo alla mamma a domandarlo insistentemente. Alla fine si scopre che il motivo della curiosità è che si è morso la lingua. Simpatica e divertente.



UN UOMO ENTRA IN UN CAFFE’: SPLASH

E’ curioso come questa freddura assolutamente geniale e poi caduta in disuso dopo una popolarità storica fosse poco comprensibile dai bambini stessi che amavano raccontarla. Non che sia complessa in generale ma è di un ironia sottile, non immediata: il gioco di parole è di altri tempi perché un bambino di oggi ma anche di venti, trenta o quaranta anni fa non sa che "caffé" è sinonimo di "bar". A me divertiva la semplice immagine del signore che non poteva essere così piccolo da entrare nella tazzina....penso mi facesse ridere questo....

Un adulto la poteva raccontare solo ai tempi di Petrolini e oggi è solo usata come esempio, come battuta per antonomasia. Provate però a dirla al momento giusto, in una serata mentre i vostri amici sono già propensi alla risata e un po’ avanti con il vino…..l’effetto è devastante.



SAI COME SI CHIAMA IL MINISTRO DEI TRASPORTI CINESE? FURG – GON – CIN!

(e vari nomi curiosi associati all’origine ed alla professione del soggetto inventato)

Parlo di tuttte quelle freddure che cominciavano con “Sai come si chiama….?” E più spesso con “Sai chi è il più grande………..?”

E forse era più celebre il saltatore CIN CHAN PAY    ma il personaggio fantastico di cui sopra è stato anche recentemente citato in una pubblica conferenza da un più adulto presidente del Consiglio di una nazione europea suscitando il riso di pochissime persone che hanno conservato l’ilarità della loro infanzia o che più probabilmente hanno perso il rispetto di sé stesse per accrescere quello verso i loro superiori….

In questa categoria vorrei assimilare anche i colmi che sono davvero passati di moda tra “i grandi” negli ultimi vent’anni. Probabilmente si è esaurito il filone dai tempi di Bramieri e D’Apporto….



C’E’ UN MUTO CHE DICE AL SORDO: EHI! C’E’ UN CIECO CHE CI SPIA!

No comment

E no politically correct….. ma si rideva tanto per questa stupidaggine!



LA BARZELLETTA SPORCA

Quale sia non importa…..molte erano completamente diverse dall’originale o perché i grandi ne inventavano versioni leggermente censurate o perché non comprendendole anche in questi casi, le forzavamo noi per trovare un senso. Spesso si trattava solo di escrementi, più raramente c’erano riferimenti sessuali. Era il momento “società segreta” per noi bambini…il suono della parola finale “zozza” valeva più di tutto il testo della storiella o della sua interpretazione. La raccontava sempre il ragazzino più spettinato, casinista, indisciplinato: quello più “avanti” che aveva imparato prima degli altri il segreto di “come nascono i bambini” e che conosceva più parolacce di chiunque altro…..


venerdì 10 aprile 2009

MI RIPETO, VISTA L'OCCASIONE....

LETTERA DI PASQUA



Salve a tutti,

mi presento, io mi chiamo Pasquale
sono un agnello.

Così giovane e già tante cose da dire......
ho recitato in diversi spot per LIP, Woolite e milioni di persone mi hanno visto e si sono intenerite davanti alla mia immagine.
Quanti bambini hanno pensato: "Come vorrei un agnellino così tenero, morbido, carino, piccolo"

EPPURE:
Eppure, anche quest'anno la stessa storia: milioni di confratelli, forse anch'io.....verso un destino di sangue.

Ci allevate in spazi angusti, ci depilate a forza e infine facciamo compagnia alle patatine......

A volte mi chiedo:

1)perché le colombe sono di pasta e mandorle
e gli agnelli sono veri?

2) Abbiamo chiesto un'alternativa per Pasqua e ho sentito dire che si possono mangiare anche gli "ovini kinder".
Ma sappiate che noi compiangiamo anche i nostri fratelli tedeschi, non solo gli ovini italiani.

INSOMMA, QUEST'ANNO, FATE UN' OPERA BUONA:

Ammazzate dei conigli, si fa meno fatica e , detto tra noi, mi stanno anche un po' su.
(tra l'altro non fanno lana, hanno un'ottima carne e sono notoriamente vigliacchi)

Quest'anno, a Pasqua, uccidi anche tu un coniglio: farai felice un agnello!

grazie

Buona Pasqua


PASQUALE AGNELLO
sindacato giovani ovini

venerdì 27 marzo 2009

ALLA RICERCA DELLA PIETRA VERDE...

UN SOGNO


 


Cercavano un grosso smeraldo, non grezzo anzi tagliato come si taglia un diamante.


Tanti, tutti contro uno


io.


Una foresta tropicale, come un set cinematografico ma non sono riusciti a prendere me e nemmeno lo smeraldo e si sta facendo tardi, sta diventando buio. Deve esserci una logica, quell'oggetto deve trovarsi in un posto particolare


ma non si trova e quel gruppo si arrende e sale su una jeep


termino anch'io la giornata ed esco dalla jungla......fuori di lì...ed appena fuori è città...una città italiana forse del centro Italia


magari una delle tante rimaste nella memoria dei miei viaggi nella vita reale.


Io li ho anticipati, sono lungo una strada e mi sto sistemando quando loro mi sfrecciano davanti e forse mi riconoscono. Sicuramente lo fanno così comincio a scappare, senza agitazione perché io mi muovo in ogni spazio come loro non possono.


eppure mi ritrovano, come avessi un segnalatore addosso. Entro in un palazzo e salgo le scale, c'è una porta aperta, musica e mi ritrovo in mezzo ad una festa, una specie di club pieno di adolescenti. Entrano anche i miei inseguitori ed io vado su un terrazzo scendendo all'esterno da una grondaia in modo molto semplice. Sono ancora sulla strada e loro dietro.


Un altro palazzo, nessuno alle mie spalle: secondo piano, un appartamento a caso aperto e poi ancora fuori dalla scala antincendio e cortili, vicoli. Nessuno mi insegue più.


Non hanno trovato lo smeraldo: per il momento il loro unico obiettivo è catturarmi. Forse uccidermi.


Torno nel primo palazzo, in mezzo alla festa dei ragazzini che potrebbe essere l'ultimo posto dove cercarmi. Una ragazza mi riconosce e ricorda che ero inseguito da quegli uomini così si propone di aiutarmi.


Devo proprio avere un segnalatore addosso perché i miei nemici stanno salendo le scale. La ragazza mi fa nascondere in una stanza ma è come se sapessero sempre dove sono e due di loro entrano e mi trovano. Faccio appello alla loro umanità: possono far finta di non avermi mai visto ma uno mi risponde con un classico "c'ho famiglia" e poi i suoi compari sono dietro la porta e nelle altre stanze....non possono ignorarmi.


Sono pronto a combattere, sono l'eroe, li posso affrontare tutti


ma non ho forze, non riesco più a muovermi e mi bloccano facilmente.


C'è sempre una soluzione.... così parlo a tutti loro:


"Signori! Voi non avete trovato lo smeraldo perché l'ho trovato io


ma non lo avrete perché il sogno finisce qui ed io svanirò con la pietra...."


 


ed il sogno finisce.....


e solo io so dove ora sia la pietra.....


ma questa è un'altra storia, più complessa....


 


 smeraldo_C

venerdì 13 marzo 2009

GLI ALBERI E LE ROCCE CHE FURONO LA MIA CASA

TARZAN


 


Tra poco sarà l'alba


e vorrei non essere un uomo. Vorrei essere solo aria pensante e mescolarmi al fresco degli alberi di questo parco in collina, nel calore del mio corpo e della coperta che ho avvolta intorno a me.


La Luna è quasi piena e le sto raccontando quello che scrivo qui. Le racconto me stesso.


Vorrei poter vedere ancora il mondo dall'alto come quando la foresta era la mia casa e le bestie la mia famiglia. Come quando dormivo tra gli animali e gli alberi


ma la vita vuole rubarci il tempo e la libertà. La mia speranza è proprio combattere per riprendermi ciò che ho perso: il cielo stellato, i canti degli animali, i suoni della natura


ed il pensiero che lavora nel silenzio


il dolore che cala perché c'è meno dolore nella carezza della notte, c'è consolazione


ed il pensiero per quanto profondo trova le parti migliori, quassù in alto


trova le soluzioni ed il conforto e non cerca il dolore assoluto. Dentro me non sono quel che vedete, dentro me sono ancora il signore della Jungla.


Ma ecco il Sole, si ricomincia.