martedì 25 marzo 2014

LA SECONDA POSSIBILITA'

L'AIUTO



Meno del solito.

Aveva bevuto molto meno del solito eppure aveva perso il controllo dell'auto
e aveva perso anche l'uso delle gambe. Del suo corpo rimaneva ben poco di utilizzabile: lo avevano salvato con tre interventi chirurgici.

Era ancora vivo. Aveva rischiato la pelle chissà quante volte in vita sua, preso anche coltellate nello stomaco, botte in galera fino a sanguinare ed essere ricoverato ma nell'istante in cui l'auto uscì dall'asfalto a 100 chilometri orari credette fosse finito tutto.
In quella frazione di secondo, credendo fosse l'ultimo suo secondo, riuscì a realizzare una fotografia della sua inutile vita: un flashback come nel peggiore dei film.

Nemmeno sapeva perché fosse ancora in vita: a nessuno interessava dello schifo di uomo che era. Nessuno poteva sapere che odiava sé stesso per tutto quello che aveva fatto e che era cambiato anche se a volte era stato ancora costretto a rubare. Però aveva smesso di usare droghe pesanti ormai da mesi e aveva trovato un lavoro. Gli sembrava impossibile perché non aveva mai davvero lavorato in vita sua e sembrava impossibile che in fondo gli piacesse, nonostante la sua mente e il suo corpo si rifiutassero di lavorare. Testa bassa, ritmo lento, non pensare. Non pensare a cosa sei stato, a quelli che dicevano di essere amici, ad aver commesso crimini che i primi tempi sembravano scherzi, prove di forza e dopo erano diventati normalità, necessità. Quegli stessi semplici crimini che ora lo facevano sentire una bestia. Testa bassa, gira la chiave, metti il pezzo, non pensare.

Non era certo diventato un santo ma non poteva togliersi dalla mente certi momenti, lo schifo del potere nelle sue mani, due omicidi inutili e una vita che voleva diversa anche se ancora non sapeva bene come.
Trovarsi ora impotente, bloccato, handicappato a vita e dolorante in un letto d'ospedale gli parve quasi una consolazione anche se non un'espiazione. Ora almeno era protetto da quel mondo orrendo di cui lui stesso era stato un altrettanto orrendo ingranaggio.

Il carcere non aveva cancellato niente. Entrò in galera convinto di non aver fatto niente di così esagerato. Dopo il processo e negli ultimi anni, invece, aveva visto su di sé il male, il dolore inutile: aveva visto la sua stessa cattiveria riflessa nello specchio di esseri umani come lui e si era sentito un mostro. Aveva letto, sentito, ascoltato e vissuto su sé il dolore che per tutta la vita aveva causato agli altri. Aveva vendicato la sua infanzia orrenda su chi non ne aveva colpe.


Uno schifo. Tutto. Uno schifo. Ora almeno c'era silenzio. Dolore ma silenzio. Sofferenza ma non violenza: nessuno lo odiava in quel luogo e lui non odiava più. Nessuno.

Nessuno

e a nessuno poteva più interessare di lui. Amici non ne aveva: poteva crederlo un tempo ma erano mostri come lui e non avevano bisogno di un paralitico piagnone in un letto d'ospedale. In verità era contento di non rivederli.

Eppure, quel volontario che veniva quasi tutti i giorni ad accudirlo: sembrava che a lui importasse qualcosa di essere lì. Lo salutava tutti i giorni, lo chiamava per nome quando non poteva rispondere e cercava di capire dagli occhi la risposta chiedendo "Come va oggi? Meglio?". Conosceva solo il nome: "Roberto" ed immaginava fossero più o meno coetanei.Una faccia già vista, forse, ma il dolore, i ricordi annebbiati, la poca voglia di sforzarsi a ricrdare non lo avrebbero eventualmente aiutato a riconoscerlo.

Neanche fosse un parente: ogni volta che poteva era lì, talvolta solo per venirlo a trovare e dirgli due parole ma più spesso si prendeva cura di lui in ogni modo; fosse anche per cambiarlo e pulirlo. Non parlava mai di sé piuttosto dava parole di incoraggiamento o comunicava miglioramenti, notizie avute dai medici.

Il ricoverato ancora non era in grado di parlare e non lo sarebbe stato ancora per diverso tempo. Il suo mento e parte delle ossa facciali erano stati ricostruiti. Quando fu possibile sbendarlo cominciò ad emettere qualche gemito o vocale per comunicare i bisogni primari aiutandosi con l'espressione degli occhi. Fu allora che tentò di capire, di comunicare con quel volontario dopo diversi mesi.

 "Eh....eh.....ooh! Ehoh"   pronunciò poco alla volta, con sforzo ma senza agitazione

L'uomo in piedi lo fissò, soddisfatto di quei primi segni o tentativi di comunicazione
"Tu vuoi sapere cosa faccio qui? - ed attese un cenno degli occhi dell'uomo -
forse è ora che te lo dica,  forse è arrivato il momento che tu sappia.
Non sono un infermiere, non sono nemmeno un volontario e neppure autorizzato. Mi sono finto tuo parente per poterti accudire, sono venuto qui così tante volte i primi giorni in cui eri in coma che nessuno dopo ha pensato di verificare chi fossi"
Gli occhi dell'altro cercavano inutilmente di capire come potesse finire quella strana storia. Il battito cardiaco aumentò in attesa di chissà quale rivelazione al momento inmmaginabile.
"Il mio nome avrebbe dovuto aiutarti: Roberto. Ma se ti dico Santi Roberto sono certo che capirai subito. Sono un po' cambiato: barba, pochi capelli ma anche il tempo, il dolore..."
Lo guardò più intensamente e solo a sentire quel nome si ricordò di aver già visto anche il suo volto.
"Ora sai chi sono ma anche se volessi mandarmi via, cosa non semplice viste le tue possibilità di comunicare, ti chiedo di non farlo. Penso anzi che non lo farai".

Dieci anni prima. Un furto che diventa un omicidio. Nessuna speranza: soldi subito o ti avrebbero fatto secco. Un assassinio inutile: coltellate per nervoso e paura a una ragazza e al suo fidanzato che nemmeno avevano reagito. Fu arrestato il giorno dopo. Letizia morì, Roberto Santi guarì abbastanza presto da essere presente al processo.

E ora, proprio l'omicida, poteva riconoscere la sua vittima seduta al suo fianco. Cambiata moltissimo, anche invecchiata con tutta quella barba ma era proprio lui.


Passarono tre giorni di silenzi

poi un altro gemito, appena accennato e a volume basso: "Eheh....eheh, Ih !"

L'altro lo guardò, dritto in piedi: guardò quegli occhi che esprimevano tutto l'assurdo di quella situazione.

"La penso ancora, sai. Sono passati otto anni ma non mi sono più fidanzato. Penso che lo farò, un giorno ma prima devo togliere il troppo dolore che mi porto dentro per quello che tu hai fatto. La sua foto è nello stesso posto, di fianco al letto e un'altra sulla libreria. In soggiorno il calendario è lo stesso, fermo a quella data di aprile: l'ultima volta che ci siamo abbracciati. Il dolore è uguale ma voglio fare qualcosa, voglio tornare a vivere. Non intendo dimenticarla ma ho diritto di vivere."

Silenzio

"Ti ho odiato all'inizio. Odiato come non si può di più. Il carcere non era abbastanza, niente era abbastanza: avrei voluto strapparti il fegato con le mie mani, strangolarti fino a vederti crepare. Ho anche provato, quando sei uscito dal carcere la prima volta. Ti ho fatto seguire, pedinare: ho pagato per sapere che vita facevi ho seguito i tuoi spostamenti e movimenti per capire dove e come potevo distruggerti, ammazzarti. Poi ho visto con i miei occhi che non eri più lo stesso, che la sofferenza aveva forse distrutto anche te. Ho visto filmati recenti in cui lavoravi, cambiavi frequentazioni. Non sapevo cosa fare. Ho urlato, ho pianto. Volevo giustizia. Volevo smettere di soffrire."

Silenzio

"Vendetta Giulio,

vendetta.

Questa è la mia vendetta. Ti avessi ammazzato come un cane avrei continuato a piangere, magari in galera e per sempre. Mi sarei rovinato ancora una volta la vita ma io ho diritto a una seconda possibilità.

Forse anche tu ne hai diritto. Qui dentro.
Vendetta.
Lei era inerme quando l'hai colpita, quando le hai tolto la vita.
Tu eri inerme quando ho visto tirare fuori il tuo corpo dall'auto che stavo seguendo, tirato fuori dai medici che io stesso avevo chiamato
e sei inerme ora. Immobile, fisicamente distrutto e in tutto questo tempo sono l'unica persona che ti è venuta a trovare:
sei più solo di me.
Prendermi cura di te è la mia vendetta, la mia seconda possibilità di vivere.

Lasciarmelo fare finché sarai qui dentro sarà la tua espiazione, la tua seconda possibilità."

PAOLO SCHEMBRI

EPITAFFIO

LA MIA LAPIDE



Amici, non piangete per me: 
io sto molto bene dove sono ora. 
Spero anzi che mi raggiungiate al più presto





MY EPITAPH

Dear friends, don't cry for me:
I feel good here where I am.
In fact I hope you will catch up with me as soon as possible.

mercoledì 19 marzo 2014

GAROTA DE IPANEMA



LA MUSA DI VINICIUS E TOM


Avrà più o meno 16 anni: una ragazzina

Di sicuro la più affascinante di Montenegro Street, abita al civico 22 e ogni giorno la vedi passare: alta e abbronzata, giovane e carina

Capelli lunghi, occhi verdi ma, più che la sua perfetta bellezza, tutti impazziscono per il suo passo, la sua camminata seducente.


Cammina

E mentre passa chi la vede esclama: “Aaaah”



Davanti al Bar “Veloso” di Ipanema, a sud di Rio de Janeiro (siamo all’inizio degli anni ’60), due uomini la stanno seguendo con lo sguardo


About 16 years old : a very young girl. Certainly the most attractive girl of Montenegro Street. She lives at number 22 and every day you can see her walking : tall, tanned , young and pretty. Long hair , green eyes , but more than her perfect beauty , all men go mad for her seductive way to walk . The girl goes walking
And when she passes, each one she passes goes - "Aah" !

From the Bar " Veloso "in Ipanema , south of Rio de Janeiro (we are in the early '60s ) , the two men are following the girls with their eyes

“L’hai vista ? L’hai vista??!”

“E chi non l’ha vista, Tom?? Aaah…mamma mia! E’ sempre qui in spiaggia, la vediamo tutti i giorni! E’ perfetta”

“Ehi! Ragazza!! Chi sei? Come ti chiami”

Sorride, nessuna timidezza, sa di essere osservata ma

Torneresti sui tuoi passi  
Ragazza che passi 
Se ti voltassi ad ogni singolo  “Aah!” 

“Heloisa  … Helo per gli amici”

“E noi siamo amici?”  chiede Vinicius. 


" Have you seen her ? Have you seen her ? "   
" Who didn't , Tom ? Aaah ... oh my! She 's always here at the beach, we see her every day! She's perfect!"    
"Hey ! Girl ! Who are you? What's your name "She smiles , no shyness, but she knows that she's observed

Would you go back on your stepsIf you had to turn your head for every single Aah ! "

" Heloisa ... Helo for friends"" And are we friends? " asks Vinicius .


João Gilberto: Tom, e se tu scrivessi una canzone
che ci possa dire
raccontare che cos'è l'amore?

Tom Jobim: Vedi Joãozinho, non saprei
fare poesia senza Vinicius...

Vinicius de Moraes: Perché si possa realizzare questa canzone,
magari ci fosse João a cantarla.

João Gilberto: Ah, ma chi sono io? Io non sono bravo come voi.
Ma se la cantassimo tutti e tre...

E tutti e tre: Guarda che cosa bellissima, così piena di grazia…



João Gilberto: Tom , and if you wrote a song, can we tell with it: what is love ?Tom Jobim : See Joãozinho , I don't know how to make poetry without Vinicius ...Vinicius de Moraes : To realize this song there would be João singing it.João Gilberto: Ah, but who am I? I'm not as good as you.But, maybe, if we sang it all together ...And all three : Look what beautiful , so full of grace ...

GAROTA DE IPANEMA


Olha, que coisa mais linda,  
Mais cheia de graça,  
É ela, menina, que vem e que passa,  
Num doce balanço, a caminho do mar.
Moça do corpo dourado,  
Do sol de Ipanema, O seu balançado  
É mais que um poema É a coisa mais linda
Que eu já vi passar  

Ah, por que estou tão sozinho?  
Ah, por que tudo é tão triste?
Ah, a beleza que existe
A beleza que não é só minha,  
Que também passa sozinha. 
  Ah, se ela soubesse  
Que quando ela passa, O mundo inteirinho
Se enche de graça E fica mais lindo
Por causa do amor.

Ed è romantico che oggi, la strada dove vivevano il poeta e la ragazzina che lo affascinò con quel suo passo felino e il corpo dorato, porti proprio il nome di Vinicius de Moraes
E oggi, la quasi settantenne Helo Pinheiro, è ancora per tutti i brasiliani
La Garota de Ipanema di una delle canzoni più celebri di tutti i tempi.


 






 



domenica 26 gennaio 2014

ADELE ASTAIRE

ADELE A.




Sono stati spesi fiumi di inchiostro, da parte della stampa e della critica Broadwayana e Holliwoodyana, in merito a chi sia stata la "più grande partner" del celebre

FRED ASTAIRE



Per decenni, Fred, danzò in molte pellicole con le migliori ballerine della storia del cinema: Cyd Charisse, Vera Ellen, Ann Miller, Eleanor Powell, senza voler dimenticare Rita Hayworth che, per quanto bravissima e completa, cede qualche punto sul ballo alle altre già citate. Inutile dire che, se parliamo di intesa e duetti memorabili, il primo nome che viene in mente è quello di Ginger Rogers tanto che i due personaggi, per quanto Fred Astaire sia un simbolo a sé, vengono nominati assieme quasi inevitabilmente.

GINGER & FRED


In queste discussioni, però, manca sempre quella che nessuno di noi ha mai visto danzare ma che è stata senza dubbio una delle più straordinarie interpreti di Broadway di tutti i tempi e della quale Fred Astaire fu per lungo tempo solo il più giovane e inesperto partner artistico:

ADELE.....ASTAIRE




E' incredibile pensare come questi due fratelli possano avere avuto una carriera in coppia durata quasi un trentennio sapendo che, proprio al termine del loro sodalizio, cominciò la vera e propria carriera del grande Fred Astaire a Hollywood che sarebbe stata ancor più lunga e ricca di successo.

Questo è stato possibile perché i due conobbero il Vaudeville, i teatri, la celebrità quando erano ancora piccolissimi: cinque anni lui e sette lei. Alcuni degli spettacoli più celebri di Hollywood furono segnati dai loro duetti di ballo e canto. Relegare Fred Astaire, infatti, alla sua fama di ballerino perfetto ed elegante sarebbe riduttivo considerando che alcuni tra i più grandi compositori del 900 scrissero i loro brani più celebri apposta per lui.

Per lungo tempo Adele fu la leader, la migliore tra i due anche se già alla fine degli anni 20 Fred iniziò a diventare la star dei teatri osannato dalla critica.
Nei primi anni '30, però, il sodalizio tra i fratelli si rompe a causa dell'imminente matrimonio di Adele con un Duca inglese. Adele tenterà ancora in teatro senza Fred ma la scomoda ombra e il perfezionismo maniacale del secondo cominciarono a creare stress e forte soggezione in lei, tanto da indurla ad abbandonare il suo primo set cinematografico (con Maurice Chevalier!) proprio per questi motivi. In verità non avrebbe mai voluto separarsi dall'adoratissimo fratello ma era più attratta dal Vecchio Continente e dai nobili corteggiatori inglesi che dalle luci, dalla popolarità e dallo stress di Broadway.

Adele fu una stella di prima grandezza e dotata anche di una notevole personalità fuori e dentro la scena. La carriera nel cinema di Fred Astaire, il sodalizio con la Rogers, fecero dimenticare Adele al grande pubblico eppure anche lei fu l'artista ideale e grande amica di Gershwin (tanto per citarne uno qualunque). Fu anche la prima scelta per il Peter Pan di J.M. Barry (ma dovette rinunciare per motivi di contratto) e chi la conobbe sul palco non la dimenticò mai tanto che, rimasta vedova dopo la guerra, ricevette un lungo corteggiamento artistico da parte di Irving Berlin per vederla ritornare sulle scene come protagonista (la prima di "Annie get your Gun"!).Il suo fascino, infine, rese credibile addirittura il gossip di un suo flirt con JFK nonostante una differenza di età di circa venti anni.

martedì 24 dicembre 2013

24 DICEMBRE

24 DICEMBRE

 

..."Mi raccomando ragazzi: Per Natale, fate i bravi" 
disse ad alta voce l'anziana signora ai nipoti scalmanati.

 

Il giorno dopo, 25 dicembre, i giovani uscirono in strada vestiti da sgherri spagnoli del '600 e minacciarono il curato del paese per impedire un imminente matrimonio.


martedì 26 novembre 2013

STORIE DI CUCCIOLI E DEL PICCIONE GIACOMO


IL PICCIONE GIACOMO



Un tempo, in un certo luogo, il piccione Giacomo vide un gruppo di cuccioli, di cagnolini piangere in un angolo, sotto un porticato, mentre imperversavano un vento e una pioggia freddi e fastidiosi.

"Dov'è la vostra mamma?" chiese
"E'... andata a procurare il cibo per noi piccoli" rispose dopo un po' il più paffutello dei piccoli, strofinandosi gli occhi con la zampetta.
"E allora perché piangete? Sono certo che tornerà subito con quel che vi serve. Non sarà la prima volta, no?"
"E' che piangiamo - rispose ancora - perché la mamma ci ha rimproverati ché ancora non sappiamo abbaiare...e ha detto che se non impariamo ad abbaiare non diventeremo mai grandi"
"Tutto qui?" spalancò gli occhi Giacomo
"Certo!"
"Ma non è così grave! Io le so queste cose!
Abbaiare ... dico abbaiare veramente, non è difficile
.....ma neppure una sciocchezza.
Tutti i cani credono di abbaiare. Non tutti abbaiano veramente. Alcuni lo fanno sempre, solo per farsi notare da tutti e io non li sopporto; altri abbaiano male, per non aver voluto imparare.
Vi esprimerete tutta la vita facendo gesti, muovendovi, agitando la coda ma anche e soprattutto abbaiando!
E' dentro di voi, lo sapete già fare. Non serve insegnarlo ma … c'è un problema.
"Quale??" e questa volta risposero tutti i cagnolini in coro che ormai avevano smesso di piangere e ascoltavano con attenzione le parole del saggio Giacomo.

"Beh... per abbaiare servono due cose:
prima di tutto bisogna avere un motivo per abbaiare. I lupi ululano alla Luna, per ricordarle che le sono devoti per essere la loro compagna ed illuminare le notti. I cani da guardia abbaiano quando un ladro cerca di avvicinarsi al cancello.
Un motivo, ci vuole un motivo: qualcosa davanti a sé per cui abbaiare.

Seconda cosa: bisogna avere qualcosa dentro per abbaiare fuori. Abbaiare nasce da un sentimento inespresso che si vuole esprimere; vien dallo stomaco, dal cervello e poi, attraverso tutto il corpo, esce: leggero come una piuma o potente come il tuono; alto come un fischietto o grave come la sirena di una nave. Esce da solo, piccoli miei! Se gli date spazio per uscire, se lo fate con l'anima e con la bocca aperta, il naso in avanti e la schiena diritta. Esce da solo se abbiate con tutta l'anima senza pensare ad altro. Chi vi ascolta deve capire perché abbaiate!

E così la mamma, una bella cagnetta bianca, tornando con il cibo, si ritrovò circondata dai suoi cinque cuccioli che abbaiavano festosi perché volevano mangiare e perché volevano farle sapere come erano felici che lei fosse tornata.

poco più in là, un piccione, camminava per i portici ripetendo:

"Qualcosa, davanti a sé, un motivo per farlo......... e qualcosa di grande, dentro, da esprimere e da tirare fuori senza pensare a chi mi guarda......" e continuava a camminare e camminare il piccione Giacomo,

che non aveva mai avuto il coraggio

di imparare

a volare






martedì 22 ottobre 2013

DELLA VITA E DELLE SUE CONFUSIONI

NEL POSTO SBAGLIATO


Penso che ognuno sia nel posto sbagliato.

Chi non merita gli onori e i denari che incassa e chi vale più della miseria in cui vive; chi sa amare e vive tra chi non sa ricambiare questo amore e chi piange a causa di chi ride. 
E' nel posto sbagliato chi fa un mestiere e ne vorrebbe un altro; chi ha il cuore di un artista ma ha tra le mani solo un calcolatore. 

Chi canta come un angelo e lavora per il demonio e chi sa sognare in una famiglia che uccide i suoi sogni ma anche chi deve scappare dal suo paese per vivere in luoghi dei quali nemmeno conosce la lingua. 

Gli dei, la Natura, il destino hanno creato i luoghi e i compiti, poi hanno preso i protagonisti e li hanno mescolati, distribuendoli a caso sulla Terra. 

E ora 

ognuno 

deve ritrovare il posto giusto 



ma non è facile.


I think everyone is in the wrong place.

Who does not deserve the honors and the money he owns; who is better than the misery in which he lives and who knows how to love and live among people unable to love and those who cry because of those who laugh.
Is in the wrong place who does a job but he would wish another one; who has the heart of an artist but only a pencil and a ruler in his hands.
 

Who sings like an angel and works for the devil and who knows how to dream in a family who kills his dreams but also those who must escape from their country to live in places where they don't even know the language.
The gods, nature, fate have created the sites and tasks, then they took the characters and mixed them, distributing everyone randomly on Earth.
 

And now
everyone
has to find the right place


but it's not easy