mercoledì 3 ottobre 2012

OCCUPAZIONE DEL PIANETA TERRA - PARTE SECONDA

OCCUPAZIONE DEL PIANETA TERRA
RACCONTO A PUNTATE
PARTE SECONDA

Continua il breve racconto a puntate inziato circa un mese fa. Questo è il link per gli occasionali lettori che volessero leggere anche il primo episodio. Si tratta in realtà di una bozza di una storiella sugli alieni che spero abbia alcuni spunti interessanti e che sto modificando man mano per renderla più logica e fruibile.




La notizia di questo messaggio in pochi minuti fece il giro del mondo. I generali e le autorità presenti a poca distanza dal folto gruppo di alieni si affrettarono a chiamare personalmente chi di dovere per capire come comportarsi per quanto le informazioni necessarie fossero arrivate in Parlamento e alla Casa Reale prima ancora delle loro telefonate. Una unità di crisi era ovviamente operativa nel Parlamento inglese dalla sera prima, pronta a prendere qualunque decisione.

Il “forestiero” non sembrava particolarmente impaziente: rimaneva dritto e immobile con quel suo serpentone sulla schiena che si spostava di pochi centimetri ogni tanto. Allora mi sembrò un caso estremo di simbiosi, idea della quale ebbi conferma da alcuni scienziati in televisione per quanto pochi potessero avvicinarsi abbastanza all’oggetto dello studio tanto da poter dare una valutazione più precisa. Come ebbi modo di vedere in seguito, l’essere più piccolo occupava uno spazio non coperto da armatura, questo mostrava comunque che l’atmosfera terrestre non era nociva per le loro caratteristiche. Ad ogni modo utilizzavano sicuramente il loro elmetto anche come respiratore in quanto gran parte del loro capo era protetta sebbene visibile.


 I vertici politici e reali londinesi pensarono fosse una buona idea accontentare immediatamente il loro interlocutore e venti minuti dopo, mentre il mondo era fermo, nessuno era al lavoro e nessuna auto girava per la città, Elisabetta Seconda arrivò in auto con una abbondante scorta armata, fermandosi a una cinquantina di metri dalla creatura delle spazio. Quest’ ultimo muovendosi sempre il minimo indispensabile, allungò uno dei due arti, dotati di tanti piccoli tentacoli anziché dita e indicò un militare che fissava il cellulare, per poi spostare il suo braccio verso la Regina. Il concetto parve chiaro e subito a Sua Maestà fu fornito un telefonino da un uomo della scorta.
Le parole apparivano senza bisogno di suonerie o di messaggi anche se in una sequenza un po’ rapida: se il discorso fosse stato troppo lungo certo si sarebbe perso qualche passaggio. Per fortuna tutti nel quartiere potevano leggere e memorizzare in qualche modo le stesse scritte che apparivano uguali in ogni telefonino. Questo è ciò che scrisse quel mostro:


Sono COLO, del Pianeta ALEC. Sono nomi che vi forniamo come riferimento per dialogare, nomi che utilizzeremo da questo momento in avanti perché noi non usiamo nomi per definire le entità di qualsiasi tipo. Sono il membro portavoce di questa flotta. Riconosciamo nella vostra specie, tecnologicamente abbastanza avanzata per essere periferica nella Galassia, l’unica in grado di comunicare con noi e l’unica a gestire un potere su questo Pianeta.
Vi dichiariamo colonia del Pianeta Alec: altre astronavi giungeranno qui esattamente tra 180 dei vostri “anni”. Sono già partite da Alec mentre noi occuperemo le vostre terre solo per 45 dei vostri anni. Dopo partiremo verso un altro Sistema abitato non lontano dal vostro. Abbiamo mezzi e tecnologia superiori e l’abbondanza di risorse su Terra ci permette di non nutrirci di esseri della vostra specie ma di tutti gli altri per cui chiediamo di non resistere e non combattere contro di noi. Non vogliamo violenza contro una razza intelligente ma useremo violenza se servirà.




A quelle parole pensai: “poteva andare peggio. Se avessero voluto disintegrarci, in effetti, lo avrebbero già fatto”. In televisione diversi commentatori della BBC sostennero che gli extraterrestri potessero aver paura di qualcosa, forse della nostra reazione. Qualcuno ipotizzò addirittura che stessero bluffando con le loro “educate minacce”, che non avessero i mezzi per opporsi alle forza armate mondiali anche se l’evidente differenza tecnologica poteva impaurire.

La risposta arrivò in breve tempo. Un vecchio membro del Parlamento inglese, Sir Andrew Collins, fu nominato Ministro straordinario per la Crisi Aliena: a lui e al Primo Ministro furono dati poteri straordinari per agire e decidere in prima persona oltre al controllo delle forze armate Britanniche ma in tutto il mondo nel giro di pochi minuti erano già partite comunicazioni con gli USA, la Cina, La Russia e l’Ucraina oltre alla NATO per prendere decisioni unitarie e comuni e far rientrare tutte le missioni di guerra sparse per il mondo laddove potevano essere più utili al momento. Il Consiglio Generale delle Nazioni Unite era in seduta straordinaria da diverse ore e tutti i partecipanti rimasero dentro il Palazzo a Bruxelles per circa due giorni.
Mezz’ora dopo il comunicato nel centro di Londra lo scenario era cambiato di poco, con l’alieno ancora fermo nella stessa posizione ma con la presenza del Primo Ministro e del Ministro della Crisi in prima fila, aggiunti alla folla di autorità e militari autorizzati.
Il Premier inglese si portò in testa a questo “comitato di accoglienza” e scrisse il messaggio personalmente.


“Sono il Primo ministro della Gran Bretagna. Parlo a nome dell’intero Pianeta Terra dopo aver consultato altri Ministri e Re. Non ci riconosciamo colonia del Vostro Pianeta ALCO. Nessun governante al Mondo può prendere decisioni per l’intero Pianeta Terra. Vi accogliamo e vi tratteremo come ospiti se avrete comportamenti pacifici, fornendo l’assistenza che ci sarà possibile. Saremo felici di avere uno scambio culturale con voi e siamo anche noi contro l’uso non necessario della violenza”


Non si sapeva come e dove avrebbero letto il messaggio ma era evidente che qualcosa tra loro, se poteva usare quel mezzo per parlarci, poteva anche ricevere messaggi in qualche maniera. La risposta infatti non tardò ad arrivare: uno dei loro mezzi si girò lentamente verso le case sulla sinistra e dal foro anteriore già descritto fece partire un raggio azzurrognolo che distrusse una intera palazzina in pochi secondi: non pareva bombardata o esplosa, era come se cedesse la sua struttura da ogni punto colpito disgregando il tutto e riducendolo a un cumulo di macerie.


Ad un segnale dei Ministri e del Generale partì subito una risposta di forza Britannica. Un carro armato da una strada laterale fece esplodere una cannonata che provocò parecchi danni al manto stradale ma ben pochi ai mezzi avversari mentre numerosi soldati, lontani dalle autorità che vennero immediatamente allontanate dalla zona, aprirono il fuoco in massa contro le prime file di mezzi. Anche in questo caso i risultati furono deludenti: lo stesso alieno fuori dai mezzi si limitò ad arretrare di qualche passo lentamente, sempre osservando i militari ma non temeva troppo tutto quello che stava accadendo.

Il Generale fermò dopo circa due minuti, ripresi dalle televisioni, quell’inutile spargimento di fuoco. La prima fila di mezzi alieni puntò allora sull’esercito schierato i suoi raggi mentre un altro mezzo nelle retrovie colpì il carro armato che per primo aveva cominciato la risposta terrestre: quest’ultimo si fuse come un formaggio nel forno e lo stesso accadde con gli esseri umani, in una scena orribile che non dimenticheremo mai anche se non è stata praticamente più trasmessa e riprodotta, sembravano sciogliersi anziché bruciare come su un rogo.


Un nuovo messaggio apparve sui telefoni:


Il Pianeta Terra è colonia di ALC da questo momento. I suoi abitanti sono nostri sudditi che tratteremo con il dovuto rispetto ma che devono procurarci cibo e quant’altro potrà servirci. Chiediamo di portare qui la Regina di Gran Bretagna e il Presidente degli Stati Uniti di America, l’Imperatore di Roma, il Presidente della Repubblica Popolare Cinese e il Presidente di Russia. A loro non faremo male. Avete due giorni terrestri di tempo oppure distruggeremo diecimila case e elimineremo cento persone.

Il giorno dopo furono accontentati. Gli alieni nel frattempo erano scesi a centinaia dai loro mezzi ed erano stati ospitati in abitazioni poco distanti, con la dovuta cautela.
COLO, insieme ad altri 5 alieni apparentemente identici a lui e tutti accompagnati da quelle orribili lunghe bestie sulla schiena ricevette al chiuso gli uomini più potenti del mondo dopo che fu chiarita l’informazione sbagliata e poco attuale sul “Cesare” assente, sostituito dal Presidente del Parlamento Europeo.

Tutti dimostrarono lo stesso coraggio già offerto dagli inglesi il primo giorno. Comunicando a pochi metri con questi esseri mostruosi che non avevano bisogno del telefonino per sapere cosa gli umani stessero scrivendoci sopra. Comprendevano il messaggio scritto senza leggerlo e COLO rispondeva all’istante sugli schermi come se l’informazione venisse scritta direttamente dal suo cervello. Questo dopo aver comunicato con i suoi simili in qualche maniera che non era udibile all’orecchio: non emettevano infatti suoni particolari o versi.


Usciti dal Palazzo, i 5 potenti della Terra affrontarono una conferenza stampa unitaria e senza precedenti ai microfoni della BBC

Secondo i nuovi colonizzatori, i terrestri potevano continuare tranquillamente le loro attività produttive senza limitazioni alla libertà di espressione e di stampa sebbene, per tutti i 45 anni previsti per la loro occupazione, qualunque ricerca scientifica e tecnologica dovesse essere sotto il controllo delle autorità coloniali. Ad ogni modo tutte le strutture e gli abitanti, in qualsiasi momento, potevano essere utilizzati come servitù e proprietà di qualunque alieno ed essere a loro sottomessi. I governanti dichiararono con forza che nessuno avrebbe potuto accettare tali condizioni e che, nonostante la dimostrazione di forza degli occupanti, poteva rendersi necessaria una risposta molto più violenta da parte terrestre contro le 5 astronavi dopo aver consultato anche il consiglio di sicurezza ONU.


I giorni successivi, dopo un’immediata evacuazione in massa delle zone coinvolte, i cieli di parte delle 5 nazioni coinvolte direttamente dall’arrivo alieno videro il susseguirsi di una guerra aerea assolutamente inconsueta con il coinvolgimento di mezzi provenienti da tutto il Mondo. Al termine di questo breve tentativo fu evidente l’impotenza della forza umana contro quella aliena ma fu anche evidente come gli stessi colonizzatori si limitassero a una dimostrazione di forza minima e alla distruzione delle sole forze armate coinvolgendo il meno possibile le strutture civili.

L’uso delle armi atomiche, proposta avanzata da pochi membri, fu valutato dal Consiglio dell’ ONU come assurdo e da non prendere in considerazione in quanto avrebbe distrutto alcuni delle zone più importanti e produttive d’Europa e del mondo, avrebbe messo in ginocchio l’economia mondiale e la salute di una parte consistente della popolazione. L’alternativa proposta dai nemici della Terra sembrava decisamente meno terribile di un conflitto nucleare di tale portata.


I potenti del nostro pianeta decisero così per la resa senza condizioni, anche perché erano state già posti precedentemente limiti molto precisi che gli alieni non avevano intenzione di modificare. Per quanto prepotenti e invasori la loro violenza era prevista solo come risposta a un tentativo di insubordinazione e non era loro interesse terrorizzare ulteriormente la popolazione, non più di quanto facesse già la loro presenza, la loro superiorità militare e tecnologica, le loro immense navi spaziali sulle nostre teste o viste in televisione.

Così, giorno, dopo giorno, quasi ci abituammo alla loro presenza. Per quanto le nostre strutture fossero tutt’altro che comode per le loro dimensioni e la scarsa mobilità, si sedevano sulle nostre sedie, mangiavano nei nostri ristoranti ed entravano nei nostri supermercati. Il tutto ovviamente con un credito illimitato. Per quanto la loro popolazione sul nostro pianeta fosse irrisoria rispetto a quella umana, la loro voracità fece capire in fretta che questi esseri potevano aver calcolato 45 anni come un tempo necessario per prosciugare o quasi le risorse umane e poi spostarsi, come uno sciame di cavallette, verso altri mondi ricchi di cibo e acqua.


La loro cultura era meno distante del previsto dalla nostra ma solo in alcuni casi erano interessati al dialogo con gli umani. Per quanto non si occupassero di musica perché non in grado di ascoltarla erano letteralmente rapiti da molte altre forme d’arte. Non si trattava di un desiderio culturale o di conoscenza: sembrava più un piacere puro di vedere forme e strutture così evidentemente belle e diverse rispetto a quelle delle loro scarse tradizioni. Non erano abituati a dare tante spiegazioni a esseri considerati inferiori ma non ci temevano minimamente e rispondevano praticamente sempre alle domande che gli venivano poste. In alcune occasioni dissero che la loro civiltà era molto focalizzata sulla tecnologia da decine di migliaia di anni e, per quanto esistessero alcune forme di espressione artistica nella loro cultura d’origine, erano rare e poco avanzate. Consideravano essi stessi popoli nomadi che avevano abbandonato il pianeta di origine migliaia di anni prima dopo averlo irrimediabilmente inquinato e prosciugato delle sue risorse e dopo averne compromesso la stabilità atmosferica. Essendo ormai la quarta generazione dai tempi in cui i loro progenitori avevano lasciato ALEC, conservavano solo testimonianze tecnologiche della loro civiltà e cultura d’origine ed erano progrediti come una comunità autonoma, pressoché impossibilitati a comunicare con altre comunità partite verso altri sistemi stellari. 







lunedì 24 settembre 2012

DI STRANE STORIE E DI VOLATILI


BENVENUTI A NUBICUCULIA


CANZONE (MOLTO) LIBERA IN DIECI STROFE


A Nubicuculia, città di uccelli
strani e di strane storie contatori,
siate i benvenuti voi o spettatori
che ascolterete attenti.
Se senti un fischio o zirlo o chioccolare
non pare più celeste
il cielo ornato di  zampette, teste
e suoni? Ma dai:  ben altro che versare
i penne e piume han da raccontare

Io vidi il passero che già una prima
volta, volando giunse a rassettare
l’amato nido suo.
Partì con l’opera, però era molta
la messe di rametti per raccolta
e tutto non potea in un dì finire:
“ri – passero più tardi”
Si disse allor l’uccello.
Nessuno l’aiutava nel suo agire
essendo solitario: è risaputo.

Una rosata Gazza,
di calcio e giocatori avea notizie:
infatti dello Sport era “Gazzetta”
e al bar  la si ascoltava con passione.
Va detto che più volte, la furbetta,
dolcetti consumava e non pagando
in cambio di notizie sulla squadra.
Per questo abitualmente gazza “ladra”
da tutti era chiamata

Il Gallo col suo poderoso strillo
il Cuculo chiamò con insistenza.
Il nome del secondo a dire il vero
sarebbe un po’ più corto
ma il gallo è balbuziente e quindi un poco
ripete il verso suo ma incespicando.
Infatti, all’alba, annuncia domandando
e vorrebbe chieder solamente: “CHI?”
Ma un po’ esitante è il becco e nel balbetto
Ei fa “Chi Chi Ri Chi !” da in cima a un tetto

Un inglese pellicano: Pelikan
Essendo forse snob perché straniero
avea una distinzione:
a sfera eran le penne color nero.
“Eh! Qui gatta ci cova!” 
diceva invece un grosso e strano uccello
che aveva orecchie a punta e lunghi baffi,
un becco curvo e unghie per i graffi.
L’aspetto era felino ma covava: infatti
da incrocio di un amore molto strano
con ali e quattro zampe qui era nato
un ibrido piumato.

Telefonavo sempre al Municipio
Ed al principio sempre rispondeva
un merlo assai loquace
ma un giorno egli non volle più parlare:
alla richiesta di “non far l’indiano”
fischiava solamente dal suo giallo
becco con l’aria di sentirsi offeso.
Da tempo lungo ormai non si vedeva
L’Uccello Lira più in circolazione:
fu dal duemiladue per precisione
e non che prima fosse in abbondanza

Per questa sparizione fu chiamato
Colombo che era arguto e assai stimato,
un ispettore noto pure in quanto
fu il primo uccel nel Nuovo Continente.
Già quando fu promosso un dì  tenente
Avea risolto il caso dello struzzo
trovato morto con la testa nella
sabbia ma mista a calce un dì di pioggia
insieme a ghiaia al povero uccellone
del capo ne impedì la fuoriuscita.
E’ noto il nome del mistér svelato:
“Il caso calcestruzzo”, fu chiamato

Io vidi, un pomeriggio, un bell’incontro
di pallone. Un incidente strano lo interruppe:
Si ruppe, con un foro, quella sfera
bucata da un bel picchio malandrino
Di giallo si mostrò lì il cardellino
ma non è preoccupante
ché quando il cardellino è rosso, attenti!
Con far deciso uscire fa i presenti.

A mille poi giungevan capinere
ballando il tango insieme al “Picchio Verde”
Sé stessa interpretava la civetta
con far provocatorio ed ammiccante:
l’allocco, in quanto tale, facilmente
da lei veniva attratto e rovinato
E poi perdeva i soldi nell’azzardo
Per colpadi quel gufo lì a gufare.

Mia cara amica Vera: quante volte
ti dissi che è un’ idea per niente saggia
Usare rondinelle e non piccioni
Per consegnar messaggi.
Sostieni che le prime sian veloci
e sempre ti ripeto:
E’ risaputo al mondo: “Una rondine
non fa prima, Vera! Mai” 






  







                                                                       Paolo Schembri

giovedì 30 agosto 2012

MESSAGGIO DAL PASSATO

UNA SCOMMESSA E' UNA SCOMMESSA


Agosto 2012.
Mi scrive il mio amico di infanzia sul più noto Social Network di Internet.
Premesso che io e quest’uomo non ci frequentiamo da quando eravamo bambini avendo io traslocato nel 1985 in un altro comune, questo è il testo integrale del messaggio che ho ricevuto:



Ciao Paolo... Allora ho vinto oppure hai vinto tu? Circa 20 anni fa o forse 25, non ricordo, (ahimé, forse 27, nota del proprietario del blog) avevamo fatto una scommessa.
"La completerò prima io, dicevamo entrambi". Ebbene io qualche giorno fa (per l'esattezza la settimana scorsa) ho completato la serie, riuscendo a reperire da un collezionista il n. 5 (Le fatiche di Hercule). Ti confesso che la collezione è stata ferma per anni poi, qualche mese fa, ho reperito su una bancarella di robivecchi gli introvabili numeri 3 (Quattro casi per Hercule Poirot) e 4 (In tre contro il delitto) quasi introvabili persino su Ebay. Gli altri numeri li avevo ordinati per posta che ero ancora ragazzo (1, 2, 6, 13, 14 e 14 bis), mentre i numeri 7, 8, 9 li avevo comprati alla Vestro per corrispondenza poco dopo la tua partenza per Monteveglio. I numeri 10, 11, 12 invece, come ben sai, furono il mio primo acquisto, alla libreria Parolini di Bologna, dopo che tu mi avevi soffiato l'acquisto nella libreria sotto casa della Stefania (acquistando un cofanetto coi numeri 6, 10, 12). Ecco una foto scattata pochi minuti fa. Collezione terminata.
Se hai completato la collezione prima di me, bene. Se no, mi spiace, ma la vittoria è mia.

Che ne dici di pubblicare la foto sul tuo profilo? Se lo fai tu lo faccio anch'io.



mercoledì 29 agosto 2012

OCCUPAZIONE DEL PIANETA TERRA - PRIMA PARTE

OCCUPAZIONE DEL PIANETA TERRA
RACCONTO A PUNTATE
PARTE PRIMA

Per i miei occasionali lettori segue la prima parte di uno sciocco racconto ispirato a mille diversi scritti di fantascienza. 
Spero almeno di poter strappare un sorriso se non una riflessione man mano che la storia si avvicina al curioso finale.

 

Ricordo quella notte terrificante e affascinante in maniera perfetta nonostante siano passati più di vent'anni. Ho benissimo in mente quell’oscurità del cielo di Londra, creata in una notte serena ma senza stelle, coperte dalla sagoma della grande astronave aliena sospesa misteriosamente sopra le nostre teste e apparentemente contro ogni forza di gravità e legge della fisica.
Non aveva molto senso fuggire di fronte all’imponenza di quella visione: il terrore misto alla curiosità si sostituirono quasi subito al panico: fu così per quasi tutti e sebbene ci fossero stati malori e persone barricate in casa davanti ai notiziari non si videro molte scene di isterismo collettivo da film di fantascienza.
I telefoni cellulari non avevano più campo in città dal momento esatto in cui l’astronave aveva parcheggiato sopra di noi ma l’effetto durò solo poche ore e ripresero regolarmente a funzionare verso l’alba. Solo pochi quartieri rimasero senza energia elettrica per un po’ ma molti lampioni smisero di funzionare per giorni nonostante ci fosse ancora luce nella maggior parte delle abitazioni. Il mezzo alieno, invece, di luci proprio non ne aveva: era scuro e buio. Chiunque lo abitasse e lo manovrasse non aveva bisogno di fari e fanali come in un’automobile: le migliaia di luci con le quali la nostra immaginazione addobbava gli avvistamenti di presunte navicelle dallo spazio dovevano essere perfettamente inutili per questi esseri.

La scena finale di “Incontri ravvicinati del terzo tipo” non era esattamente quella che apparì allora davanti ai nostri occhi.

I ragionamenti, le supposizioni sulle loro intenzioni e sul nostro futuro passarono continuamente nelle nostre menti ma pochi parlavano a parte i parenti o i vicini di casa che riferivano le ultime notizie da radio e televisioni. Eravamo quasi tutti in strada con gli occhi rivolti a un cielo che potevamo vedere solo in piccola parte; tanto fissi che ci doleva la nuca quando tornavamo a posare lo sguardo a terra o davanti a noi.

Passarono diverse ore, dal loro arrivo intorno alle 21.00 fino a notte inoltrata, senza riuscire a capire e senza poter vedere novità dai nostri nuovi ospiti. Verso mezzanotte i mezzi di comunicazione erano quasi certi di poter dare un quadro mondiale completo della situazione dopo diverse segnalazioni, avvistamenti e notizie false. Le astronavi erano cinque in totale, notizia ormai definitiva e confermata, oltre che dagli inviati in tutto il mondo, dalle segnalazioni e dagli avvistamenti satellitari ed elettronici quando gli stessi oggetti volanti si stavano avvicinando alla nostra atmosfera.
Erano giunte pressoché contemporaneamente a Chicago, Kiev, Shangay, Londra e Verona. Destino volle che io, abitando a non molta distanza da quest’ultima città, mi trovassi quella settimana nella capitale Britannica.
Ancora non mi spiego perché tra quelle grandi capitali avessero inserito Verona. Non che la scelta degli altri luoghi, in particolare Kiev, fosse molto più chiara dall’inizio ma Verona era proprio incomprensibile.
In molti paesi del mondo si erano alzati in volo caccia e velivoli di ricognizione ma nessuno ovviamente aveva osato minacciare o tantomeno colpire a fuoco: la prudenza poteva evitare una risposta di armi probabilmente superiore a qualsiasi immaginazione. Le stesse dimensioni dei nuovi arrivati scoraggiavano mosse avventate contro quelli che potevano anche essere amici venuti da lontano.






 

Il mattino seguente gli alieni decisero di scendere a terra. Niente raggi trasportatori o navicelle: lentamente (ma la cosa terrorizzò tutti quanti e molti cominciarono a scappare a quella vista) una sorta di grande passerella telescopica e inclinata cominciò a prolungarsi dall’astronave fin quasi a toccare terra a un paio di chilometri da dove risiedevo io. Un processo che durò quasi mezz’ora dall’altezza di circa settecento, ottocento metri dal suolo quale poteva essere all’incirca quella di partenza. Subito dopo cominciarono a scendere oltre un centinaio di mezzi grandi come furgoni ma senza ruote: slittavano sospesi a mezzo metro dalla passerella e allo stesso modo erano sollevati quando raggiungevano il suolo terrestre ma non erano evidentemente in grado di volare. Lo stesso accadde nelle altre quattro città “occupate” mentre un grande dispiegamento di militari e forze dell’ordine allontanava le folle a terra e si schieravano pronti per ricevere adeguatamente chiunque fosse uscito da quei mezzi o chiunque tentasse un’ azione di forza di qualche genere.

Questi veicoli assomigliavano a grossi Maggioloni Wolkswagen senza fanali, curvi e apparentemente senza uscite o entrate se non un grosso foro sul davanti. A quel punto io ero in appartamento e seguivo la scena quasi solo dal televisore ma da quasi tutta la città si poteva ammirare in lontananza parte di quello spettacolo.
Questa lunga parata di macchine tutte uguali color petrolio esattamente come l’astronave terminò con un ordinato posizionamento a terra, a tre a tre, lungo il corso principale.
Proprio a Londra e non nelle altre città, il primo mezzo sceso sul Pianeta, si aprì dall’alto attraverso una portiera inizialmente non visibile in quanto, come detto, apparentemente i mezzi non presentavano fessure sulla superficie.

Finalmente scese il primo alieno, erano le 7.30 del mattino.
Si può immaginare quale sensazione di curiosità e paura stranamente mescolate provocò in tutti la vista di quell’essere antropomorfo con testa e arti, dritto in piedi come un umano e alto almeno due metri ma rivestito di apparecchiature e congegni un po’ ovunque tanto da rendere difficile comprendere meglio la sua fisionomia.
Guardava dritto di fronte a sé, senza mai voltarsi intorno. Dico guardava ma non sembrava avere occhi ma solo due buchi al centro della faccia semi coperta da un elmetto: due buffi fori su un accenno di proboscide che parevano il naso di un suino ma ero sicuro come tutti che potessero essere il suo organo visivo. Dopo pochi passi si vide alle sue spalle un essere completamente diverso ma saldamente attaccato al suo corpo. Sembrava un grosso serpente che si muoveva sulla parte posteriore del corpo dell’alieno. Non era una coda né un organo di qualche tipo: era proprio un’entità distinta, forse l’ ”animaletto domestico” dell’alieno. Osservandolo meglio, più che un serpente somigliava a un polipo con soli due tentacoli perché la testa non era in uno dei capi ma al centro del corpo, sempre senza occhi e con un foro in cima simile a una piccola bocca.

L’alieno si fermò a una ventina di metri dagli uomini armati schierati di fronte a lui e subito squillarono i telefoni cellulari di alcuni ufficiali presenti: suonarono tutti insieme ma provando a rispondere non sentirono voci dall’altra parte e sui display apparvero una serie di punti, asterischi e altri simboli anziché le cifre del telefono del possibile interlocutore. Fu ovvio fin da subito che si trattava di un primo tentativo di comunicazione del nuovo arrivato. Tutti i telefonini in zona suonarono ancora insistentemente in più occasioni e quelli dotati di connessione Internet si collegarono automaticamente mostrando pagine apparentemente casuali del web, una dopo l’altra, in una velocissima sequenza. Questo accadde anche per gli apparecchi di tante persone che abitavano a poca distanza e molti personal computer sembravano impazziti durante queste operazioni.

Attesi cinque minuti in questo modo su tutti questi display dei cellulari apparve una scritta chiara ed evidente, un SMS:

“Portate qui a noi la Regina di Gran Bretagna”.




....CONTINUA


 



Indiana Jones, иван карамазов e il bizzarro castello

RITORNO ALLA ROCCHETTA MATTEI


Fino a qualche anno fa avevo un sogno ricorrente:

luoghi misteriosi e antichi, castelli pieni di stanze, giardini, paesi abbandonati e passaggi segreti, oggetti particolari degni dell'attenzione di un'archeologo. In effetti in queste visioni mi muovevo con l'abilità e l'interesse di Indiana Jones ma con la curiosità e la sorpresa di un bambino.
Ritengo che parte delle cause di questo sogno che ho avuto decine di volte in vita mia sia da attribuire alla "Rocchetta Mattei".

In età preadolescenziale visitai per la prima volta questo grande castello dell'Appennino Bolognese che si trova nei pressi di Riola Di Vergato. E' una sorta di rocca a imitazione medioevale ma più moresca o infarcita di chissà quali altri stili, insomma: una meravigliosa e spettacolare accozzaglia di architetture molto kitsch ma di grande effetto e che riesce anche a sposare la meravigliosa natura circostante senza deturparne l'immagine ma anzi quasi integrandosi con le colline
All'epoca, con un folto gruppo di amici più grandi, entrammo furtivamente nell'edificio ormai incustodito e abbandonato da decenni. Mi ricordo che, dopo aver oltrepassato la recinzione già danneggiata da chissà quanti visitatori clandestini, entrammo da una porta o una finestra sul retro ma col giusto spirito dei curiosi e non certo danneggiando la struttura.
La "Rocchetta" è un insieme di scale, statue, iscrizioni, stanze particolari, affrescate o arricchite da maioliche. Un giardino interno richiama fortemente un patio dell' "alhambra" di Granada mentre un ponte levatoio su una alta torre porta a una stanza da letto ora senza più arredamento. Un'altra piccola stanza nei piani alti si chiama "Sala dei Novanta", così era scritto e mi dissero che doveva essere il luogo di un ritrovo tra novantenni il giorno in cui il conte avesse raggiunto tale età, l'11 gennaio del 1899. Probabilmente tale ipotetica longevità (che non raggiunse) sarebbe arrivata grazie alle sue medicine omeopatiche trattandosi di un medico di fama mondiale, per quanto avversato dalla medicina tradizionale.

Diverso tempo fa, dopo un altro dei miei sogni archeologici, sono salito in sella alla mia bicicletta come spesso mi capita nelle belle giornate estive e girovagando a caso per la provincia mi sono ritrovato proprio a Riola. Il Castello era troppo vicino per non poter fare un salto e così ho percorso il chilometro che lo separa dal paese scoprendo in realtà di trovarmi a Ponte, frazione di Grizzana.

Ora tutta la struttura è sotto restauro e al momento non è visitabile ma già le cupole hanno ripreso la loro doratura originale e altre ale del castello sono tornate a risplendere.
Ho vissuto un vero tuffo in un passato lontano della mia vita
E un tuffo nei miei sogni.

Questa bellissima foto l'ho trovata su Google, Foto di Giorgio Bartolommei www.fotocommunity.it. Nel caso violasse qualche copyright mi preoccupaerò di toglierla immediatamente.



Il brano che segue, con la sorpresa finale che nemmeno ricordavo (mi ha aiutato la biografia del Conte su Wikipedia), è la visione di Ivan, uno dei fratelli Karamazov protagonisti della Grande opera di Dostojevskji. 

"Se ti fa male il naso, vatti a curare a Parigi: lì, dicono, c'è uno specialista europeo che cura il naso. Vai a Parigi, quello ti esamina il naso e ti dice: "Posso curarvi soltanto la narice destra, perché non curo le narici sinistre, non è la mia specialità, ma dopo la mia cura andate a Vienna, lì c'è lo specialista adatto che riuscirà a guarirvi la narice sinistra". 
Che fai allora? Io sono ricorso ai rimedi popolari, un dottore tedesco mi ha consigliato di cospargermi di miele e sale durante il bagno a vapore. Io ci sono andato solo per farmi un bagno di vapore in più: mi sono impiastricciato tutto e senza alcun beneficio. 
Disperato, ho scritto al conte Mattei a Milano, che mi ha mandato un libro e delle gocce, che Dio lo benedica.  "

" Приедешь в Париж, он осмотрит нос: я вам, скажет, только правую ноздрю могу вылечить, потому что левых ноздрей не лечу, это не моя специальность, а поезжайте после меня в Вену, там вам особый специалист левую ноздрю долечит. Что будешь делать? Прибегнул к народным средствам, один немец-доктор посоветовал в бане на полке медом с солью вытереться. Я, единственно чтобы только в баню лишний раз сходить, пошел: выпачкался весь, и никакой пользы. С отчаяния графу Маттеи в Милан написал; прислал книгу и капли, бог с ним. И вообрази: мальц-экстракт Гоффа помог! Купил нечаянно, выпил полторы стклянки, и хоть танцевать, всё как рукой сняло."