venerdì 8 maggio 2015

SAMARCANDA


TAMERLANO, GENGIS KHAN, HITLER E MARCO POLO
(e Roberto Vecchioni)

TOMBE INVIOLABILI, ARCHITETTI VOLANTI E UNA FUGA A CAVALLO



Tamerlano o meglio Itur lo zoppo (pare avesse una gamba di ferro o qualcosa di simile) fu un grande conquistatore turco succeduto agli uomini di Gengis Khan come regnante dell’antica città di Samarcanda.

Prima di partire per una delle sue tante vittoriose campagne, ordinò la costruzione di una meravigliosa moschea in onore della sua moglie preferita, Bibi – Khanum, una principessa mongola che avrebbe dato il nome al grande edificio.
La leggenda dice che l’architetto persiano incaricato dell’opera si innamorò della nobildonna, rallentando il procedere dei lavori in quanto non ricambiato nei suoi desideri. Alla lunga la donna finì per cedere a questa sorta di ricatto ma il focoso bacio sulla guancia dell'uomo le costò una evidente bruciatura.
Il tempio da mostrare a Tamerlano era finito ma il segno sul volto era un marchio d’infamia che la donna coprì con un velo, imponendo lo stesso a tutte le abitanti della città. Tutto questo non fu sufficiente a impedire al sovrano di scoprire la tresca al suo ritorno. Il velo rimase per tutte come imposizione (è una delle leggende legate all’uso dello chador) ma la moschea divenne la tomba della principessa mentre l’architetto riuscì a fuggire volando dalla cima di un minareto.
La triste storia che, come spesso accade, finisce per punire solo le donne e risparmiare gli uomini l’ho rubata e riassunta da una narrazione di Tiziano Terzani ma non è certo l’unico antico e misterioso racconto legato alla straordinaria città di cui voglio scrivere in questa pagina.
Un’altra curiosa vicenda è infatti quella del mausoleo dello stesso sanguinario condottiero Tamerlano, luogo detto Gur-I-Mir: un enorme edificio che, appunto, ospita ancora la tomba dell' Emiro nelle sue cripte.
Nel 1941 i resti di Tamerlano (confermati come tali anche dalle menomazioni alla gamba) furono riesumati da un antropologo russo (Samarcanda faceva parte della Repubblica Sovietica dell'Uzbekistan). 
Sul sigillo della tomba del grande sovrano trovarono scritto:

" chiunque violerà questo sepolcro sarà sconfitto da un nemico più terribile di me."

Il giorno dopo, 22 giugno, Hitler cominciò l’operazione Barbarossa per invadere l’Impero Sovietico.

Anche Marco Polo, nel suo “il Milione” descrive la Samarcanda di un secolo prima. La città era tappa quasi obbligatoria per la sua famiglia in quanto importante crocevia dell’ epoca lungo la “Via della Seta” e Marco narra di un presunto miracolo legato alla restituzione di una pietra sacra dai cristiani ai musulmani. Tale pietra reggeva, a quanto pare, una colonna di un tempio cristiano che anche dopo il prelievo di questa pietra restò incredibilmente in piedi. Un probabile enigma architettonico che i Polo poterono vedere con i loro occhi.


Ma quando penso al nome "Samarcanda" penso a un’altra storia, una antica favola raccontata da un grande cantautore italiano che parla di un uomo in fuga: un uomo su un cavallo che scappa da una donna alla quale nessuno può sfuggire
e infatti quella donna, vestita di nero, lo precede inesorabilmente

e lo attende già

a Samarcanda.

C'era una gran festa nella capitale perché la guerra era finita. I soldati erano tornati tutti a casa ed avevano gettato le divise. Per la strada si ballava e si beveva vino, i musicanti suonavano senza interruzione. Era primavera e le donne finalmente potevano, dopo tanti anni, riabbracciare i loro uomini. All'alba furono spenti i falò e fu proprio allora che tra la folla, per un momento, a un soldato parve di vedere una donna vestita di nero che lo guardava con occhi cattivi.

Ridere, ridere, ridere ancora, Ora la guerra paura non fa,
brucian le divise dentro il fuoco la sera, brucia nella gola vino a sazietà,
musica di tamburelli fino all'aurora, il soldato che tutta la notte ballò
vide tra la folla quella nera signora, vide che cercava lui e si spaventò.

"Salvami, salvami, grande sovrano, fammi fuggire, fuggire di qua,
alla parata lei mi stava vicino, e mi guardava con malignità"
"Dategli, dategli un animale, figlio del lampo, degno di un re,
presto, più presto perché possa scappare, dategli la bestia più veloce che c'è

"corri cavallo, corri ti prego fino a Samarcanda io ti guiderò,
non ti fermare, vola ti prego corri come il vento che mi salverò
oh oh cavallo, oh, oh cavallo, oh oh cavallo, oh oh, cavallo, oh oh

Fiumi poi campi, poi l'alba era viola, bianche le torri che infine toccò,
ma c'era tra la folla quella nera signora stanco di fuggire la sua testa chinò:
"Eri fra la gente nella capitale, so che mi guardavi con malignità,
son scappato in mezzo ai grillie alle cicale, son scappato via ma ti ritrovo qua!"

"Sbagli, t'inganni, ti sbagli soldato io non ti guardavo con malignità,
era solamente uno sguardo stupito, cosa ci facevi l'altro ieri là?
T'aspettavo qui per oggi a Samarcanda eri lontanissimo due giorni fa,
ho temuto che per ascoltar la banda non facessi in tempo ad arrivare qua.

Non è poi così lontana Samarcanda, corri cavallo, corri di là...
ho cantato insieme a te tutta la notte corri come il vento che ci arriverà
oh oh cavallo, oh, oh cavallo, oh oh cavallo, oh oh cavallo oh oh 


 


Tamerlane or better "Itur the lame" (apparently had a leg iron or something like that) was a great conqueror succeeded turkish men of Genghis Khan as ruler of the ancient city of Samarkand. Before leaving because one of his many victorious campaigns, he ordered the construction of a magnificent mosque in honor of his favorite wife, Bibi - Khanum, a Mongol princess who gave the name to the large building. Legend says that the Persian architect in charge of the work was in love with the noblewoman, slowing the progress of the work as unrequited in his desires. In the long run she ended up giving in to this kind of blackmail but the fiery kiss on the cheek cost her an obvious burn.The temple had been ended in time but the sign on his face was a stigma that the woman covered with a veil, by imposing the same to all the inhabitants of the city. All this was not enough to prevent the sovereign Itur to discover the affair on his return. The veil was for all as imposing (is one of the legends associated with the use of the chador) but the mosque became the tomb of the princess while the architect was able to escape by flying from the top of a minaret.The sad story, as often happens ends punishing only women and save the men. I have stolen and summed up this one from a story by Tiziano Terzani but it is not the only ancient and mysterious story related to the extraordinary city of Samarkand.

Another curious fact is about the mausoleum of the same bloodthirsty warlord Tamerlane, the place called Gur-I-Mir (the enormous building which still houses the tomb of the Emir in his crypt) .In 1941 the remains of Tamerlane (confirmed as such also by impairments in the leg), were exhumed from a Russian anthropologist (Samarkand was part of the Soviet Republic of Uzbekistan).

Seal on the tomb of the great ruler was written:"Whoever violates this tomb will be defeated by an enemy more terrible than me."The next day, June 22, Hitler began Operation Barbarossa to invade the Soviet Empire.

Even Marco Polo, in his "The Million" describes the Samarkand of a century earlier. The city was almost compulsory step for his family as an important crossroads of that period along the "Silk Road" and Marco tells of an alleged miracle linked to the restitution of a sacred stone by Christians to Muslims. This stone was holding, apparently, a column of a Christian church that even after the removal of this stone remained incredibly standing. A probable architectural enigma that Polo's could see with their own eyes. 

But when I think about the name "Samarkand" I think of another story, an ancient tale told by a great Italian singer about a man on the run: a man on a horse who run away from a woman to whom no one can escape
and in fact, that woman dressed in black, precedes him inexorably
and already awaits him in Samarkand.


There was a big celebration in the capital since the war was over.  The soldiers were all returned home and had let down their currencies. 
 On the street everybody were dancing and drinking wine, the musicians played without interruption.  
It was spring and women could finally, after so many years, embrace their men.  
At dawn the fires were extinguished and it was at that point that, in the crowd, for a moment a soldier saw a woman dressed in black 
who looked at him with maliciuos eyes.
Laugh, laugh and laugh again, Now the war can't frighten anymore, 
burn all uniforms in the fire at night, burning in the throat filled with wine,
music of tambourines until dawn, the soldier who danced all night saw in the crowd that black lady, 
he saw that she was looking for him and got scared. 
 "Save me, save me, great king, let me get away, get away from here, 
at the parade She was near me, and She looked at me with malice" 
"Give him, give him an animal, son of lightning, fit for a king, 
soon, as soon as he can run away, give him the faster beast
"run horse, please hurry up! until to Samarkand I will lead you, 
do not stop, flies please! Run like the wind that I'll save myself
oh oh, oh, horse! oh oh horse, oh oh, horse, oh oh
Rivers then fields, then dawn was purple, white were the towers that finally touched, but there was in the crowd that black lady 
tired of running his head bowed: 
"You were among the people in the capital, I know you were looking at me with malice, 
I escaped away among crickets and cicadas, I ran away but now I find you here! "
 "You're wrong, you fooled yourself, you're wrong soldier: I didn't look at you with malice, it was only a surprised look, 
"what were you doing the day before yesterday there?"  I think to wait for you here in Samark and you were so distant two days ago, 
I feared that, listening to the band, you couldn't be here in time. 
It's not so far Samarkand, race horse! Race there ... 
I sang with you all night long: run like the wind that I will comes 
oh oh horse, oh, oh horse oh oh horse, horse oh oh oh oh



mercoledì 6 maggio 2015

CRONACA

IL RE TRAVICELLO



Olim ranae errantes liberae in paludibus magno cum clamore ab Iove petiverunt regem ut dissolutos mores vi compesceret.


Pater deorum risit atque ranis dedit tigillum, quod magno strepitu in stagnum cecidit. Dum ranae, metu perterritae, in limo latent, una tacite e stagno caput protulit et, explorato rege, cunctas evocavit. Aliae ranae, timore deposito, supra lignum insiluerunt et inutile tigillum omni contumelia laeserunt, postea ad Iovem nonnullas miserunt ut alium regem peterent.


Tum Iuppiter misit horribilem hydrum, qui ingentem ranarum caedem fecit. Frustra miserae ranae per totam paludem currebant ut mortem vitarent; denique furtim ad Iovem Mercurium miserunt petiturum ut ille rursus infelices adiuvaret. Tunc contra deorum rex dixit:" Quia noluistis vestrum bonum ferre, nunc malum vestrum perferte!"


Fedro

UN TEMPO LE RANE , CHE ERRAVANO LIBERE NELLE AMPIE PALUDI , CHIESERO A GIOVE UN RE PER FRENARE CON LA FORZA I COSTUMI DISSOLUTI. IL PADRE DEGLI DEI RISE E DIEDE ALLE RANE UN TRAVICELLO , CHE CADDE CON GRANDE STREPITO NELLO STAGNO . MENTRE LE RANE ATTERRITE DALLA PAURA SI NASCOSERO NEL LIMO , UNA RANA IN SILENZIO TRASSE FUORI LA TESTA DALLO STAGNO , ESPLORO’ ATTENTAMENTE IL LEGNO E CHIAMO’ TUTTI . LE RANE ABBANDONARONO IL TIMORE E COLPIRONO L’ INUTILE TRAVICELLO CON OGNI AFFRONTO . POI ALCUNE DI LORO MANDARONO A CHIEDERE A GIOVE UN ALTRO RE . ALLORA IL RE DEGLI DEI MANDO’ NELLO STAGNO UN ORRIBILE IDRA CHE FECE UN INGENTE STRAGE DI RANE . INUTILMENTE LE MISERE RANE CORREVANO PER TUTTA LA PALUDE PER EVITARE LA MORTE . ALLA FINE DI NASCOSTO MERCURIO MANDO’ A GIOVE PER RAPPACIFICARSI UN INFELICE. MA IL RE DEGLI DEI CASTIGO’ LA STOLTEZZA DELLE RANE CON DURE PAROLE : POICHE’ NON AVETE VOLUTO TOLLERARE IL VOSTRO BENE , ORA TOLLERATE IL VOSTRO MALE.


Oonce, the frogs that wandered free in the large swamps,asked to Zeus a king to cure with strength the bad morality. The Father of the Gods laughed and gave a little beam to the frogs which felt with a big tumult in the pond. While all the terrified frogs hid themselves in the mud, one of them, silently drew his head out of the pond, explored carefully the wood and call all the others. The frogs abandoned all fear and struck the useless little beam with every kind of outrage. Then, some of them, asked Jupiter a new King. Then, the King of Gods, sent them a horrible Idra which made a huge massacre of frogs. uselessly the poor frogs run everywhere in the swamp to avoid death. At the end, in hiding, mercury sent one of the unhappy to Jupiter to make peace. But the King of Gods punished the foolishness of frogs with hard words: "While you didn't want to tolerate your Good, now tolerate your evil!" 



martedì 5 maggio 2015

LE PAROLE NON DETTE

LE PAROLE NON DETTE


Ho corso in ogni minuto della mia vita
e tu pensavi che inseguissi gli occhi belli, i sorrisi e le labbra.

Se solo io sentissi parole vere e se ci fossero parole buone per me
non esisterebbero altri occhi che quelli che mi guardano, altre bocche oltre quella che mi parla.
Non esisterebbe altro sorriso se non quello di chi è felice di ogni mio ritorno







DEL 5 MAGGIO E DINTORNI...

EI FU


Il Duca di Wellington in persona scelse come carceriere dell’ex Imperatore il segaligno Hudson Lowe: un aguzzino perfido ma di classe in quella prigione dorata e senza sbarre.
Fu un modo per vendicarsi del suo storico nemico.

Sir Lowe lo chiamava “Generale”: un po’ come chiamare scrivano il Manzoni una volta vecchio. Chiunque altro sarebbe stato intimorito dall’enorme personalità del prigioniero di Sant’Elena ma forse quell’inglese dagli occhi di Jena un po’ godeva nel dimostrare superiorità nei confronti dell’uomo che aveva avuto nelle sue mani l’intera Europa continentale.

Proprio quello il punto: Sir Hudson Lowe non apparteneva al Continente.



Napoleone Buonaparte leggeva, leggeva e poco altro anche perché non gli era permesso fare granché: sì, qualche passeggiata ma il suo spazio di movimento era recintato e come se non bastasse a Sant’Elena piove sempre e non è il massimo passeggiare sotto la pioggia non godendo di buona salute.

Reumatismi, epatite, ulcera e non appena qualche medico si prodigava a fornirgli più cure del necessario veniva subito allontanato dall’isola da Sir Lowe. 
La piccola corte del Grande Imperatore poi non poteva essere di grande conforto per chi aveva avuto milioni di persone sotto il suo comando. Si trattava di 3 generali, un mamelucco e il suo fantasioso biografo Las Cases, intento più a romanzare proprie idee che a scrivere sotto dettatura di Bonaparte. Quest'ultimo fu anche espulso ben presto da Sir Lowe, venutogli probabilmente a noia eccessiva, così potè terminare il memoriale di Napoleone a suo piacimento.



Tre volte sulla polvere, tre volte sull’altare. Questa volta però era finita: se Lowe fosse capitato in una delle altre “vite” del Grande Imperatore, questi se lo sarebbe divorato una volta libero, come aveva fatto con altri nemici i cento giorni dopo l’Elba.


Ma ormai era finita. La storia gli avrebbe dato ragione, di questo era certo.

Lui: dispotico, dittatore anti democratico oppure grande Capo di Stato moderno e portatore di liberalità? Il suo despotismo era in fondo un male necessario per domare il caos, le guerre civili ma questa è la scusa di ogni dittatore. Egli scacciò le monarchie antiche e opprimenti ma lo fece in un bagno di sangue che sconvolse l’Europa. Lo fece per sé e forse per la Francia, difficile dire quanto e se operò per gli "ideali"

Contraddittorio.

Il Corso nato contro i francesi, lottando contro la Francia ma poi vissuto per la gloria della Francia fino all'ultimo dei suoi giorni. L’uomo del popolo che divenne oppressore nobile e vicino alla grande borghesia. Il generale che infervorò l’Italia di idee liberali e repubblicane per poi imporre l'assoluto dominio francese e infine l’Impero.


Meglio sarebbe stato morire in battaglia che vivere gli ultimi sei anni tra le fitte, l’ozio e i clisteri di Sant’Elena. La noia di quel periodo è stata fino ad oggi emblematica nell'immaginario collettivo tanto che molti "solitari di carte impossibili" che ci insegnano ancor oggi vengono definiti come "I solitari di carte che faceva Napoleone a Sant' Elena". Di certo Bonaparte aveva abbastanza tempo libero per riuscire a conluderne almeno uno vittoriosamente.

D'altro canto un po' tutto quello che circonda la storia e la sua persona è avvolto da leggende, storie locali, miti e particolari veri o fantastici: la mano tra i bottoni della giacca come nel dipinto di Ingres, la sua statura, i suoi amori, la data della sua morte nota anche agli studenti più somari ma pure un teorema di matematica sui triangoli e poi frasi, aforismi a volte davvero suoi.

Senza dimenticare che per la Storia stessa quel breve periodo tra la  Rivoluzione e il Congresso di Vienna è l'inizio di un nuovo Mondo, dell'età Contemporanea, delle Costituzioni Moderne, delle leggi, dei trattati locali, degli archivi e delle anagrafi di tanti comuni e città. 

Napoleone e la Rivoluzione sono un po' il fulcro della Storia, il passaggio da antico a moderno.


Chi come lui? Chi se non il conquistatore per antonomasia, l'Imperatore, il Dittatore illuminato? 


Meglio sarebbe stato morire in battaglia per l'uomo più celebre degli ultimi due millenni.


Ma il prezzo della sconfitta va pagato.

Più umiliante della letteraria morte del Cesare che lo precedette 17 secoli prima. Da un 15 marzo ad un altrettanto celebre 5 maggio Napoleone Bonaparte terminò la sua agonia tra fitte non di pugnale ma di un tumore allo stomaco. L’Europa si era liberata di un pericolo, di un tiranno per insediarne altri cento.

Il seme gettato dall’Imperatore era però in tutta Europa: era il seme stesso della Rivoluzione Francese, era la voglia di un mondo nuovo che prima o poi sarebbe scoppiato tra le mani di tutta quella nobiltà che era riuscita a riconquistarsi tutti i poteri.

Ed era tutto quello che un baronetto inglese non avrebbe mai potuto capire né concepire. Perché l’Inghilterra è un isola.




giovedì 12 febbraio 2015

DEL MEGLIO E DEL PEGGIO

ORZATA E SCHWEPPES


Sono alfine giunto a questo brano del mio "blog". Comincio con questa premessa perché mi accingo ad affrontare un tema a me davvero caro, cominciando col parlare dell'

ORZATA

A parte la manovra di cui sentiamo parlare durante l'America's Cup, l'orzata è notoriamente quell'impasto biancastro e denso dal sapore amarognolo ma allo stesso tempo incredibilmente disgustoso e dolciastro che è comunemente ritenuto dissetante e piace tanto ai nostri nonni.

Chi, come me, è stato bambino negli anni '80 o nei due decenni precedenti ha dovuto fare i conti con queste bevande orribili o gasatissime o peggio colme di coloranti fino ad essere avvelenate.
A dire il vero l'infanzia di molti di noi è piena di traumi e interrogativi sul perché alimenti decisamente disgustosi ci fossero proposti come prelibatezze. Mi vengono in mente le coppe decorate a centro tavola, colme di caramelle: le tonde zuccherine con la carta colorata, quelle alla menta con la cartina trasparente, quelle che "frizzavano" ai gusti arancio e limone oppure le "Rossana" che regalavano tutte le nonne ai nipoti, in base a una convenzione misteriosa. Poi le caramelle al caffé, le buonissime e intramontabili e infine quelle classiche a forma di goccia. 
Proprio tra queste ultime si nascondeva sempre la temibile "Caramella all'anice" dalla inconfondibile carta azzurrina. Il suo sapore stomacava ogni bambino e quando mi capitava di pescarne una (perché a fatica raggiungevo il centro tavola con il mio piccolo braccino e quindi la pesca era faticosa e casuale) la nascondevo in qualche cassetto per poi ritrovarla sciolta d'estate e appiccicata a qualche blocchetto di appunti o a una vecchia "Bic".

Banalizzando potrei citare anche altri "sapori di un tempo" che erano orrendi per tutti noi: è il caso dei canditi nel panettone natalizio: non li voleva nessuno e li toglievamo pazientemente ad uno ad uno.......

Ma tra i tanti "nemici del buongusto" di quando ero piccolo ne è rimasto uno, un avversario personale, la cui sola presenza di una bottiglia nelle mie vicinanze ha su di me il medesimo effetto della Kriptonite per Superman. 



L' ORZATA

appunto.

Diciamo la verità: a quanti piace (e gli ultra ottuagenari sono esclusi da questo discorso.....) ?

Tengo conto del valore affettivo, dei ricordi dell'infanzia e di allegre estati al bar tra l'aranciata quasi fluorescente con lo 0,001% di succo, la gassosa con il 99% di anidride carbonica o i gelati Toseroni ed Eldorado consumati tra una partita e l'altra di "Space Invaders" e "Pac Man"

Però se fa schifo fa schifo.


A tutto questo si contrappone l'oggetto dei miei desideri: leggermente frizzante, amarognola ma leggera, fresca e dissetante, allegra e giovane la



SCHWEPPES



L'acqua Tonica per eccellenza da non confondersi con l'acqua brillante. Non chiedetemi perché ma pare siano molto diverse. 

Semplicemente acqua, anidride carbonica ed aromi naturali. Due secoli fa era utilizzata anche per guarire la malaria (conteneva molto più chinino dell'attuale ricetta e per la presenza di questa pianta dai provati effetti terapeutici, la Schweppes ebbe un boom nelle colonie inglesi dell'epoca).

La bevo anche in inverno ma un bicchiere di questa pozione a metà luglio, sommersa da cubetti di ghiaccio, mi fa rinascire più di un caffé e ginseng.

Con orgoglio la chiedo a gran voce e con soddisfazione anche nelle birrerie più irlandesi e scozzesi che si possano trovare, tra gli sguardi di commiserazione degli amici e dell'oste: "Ho girato ovunque per trovare le birre più esclusive e questo mi ordina una tonica, tzè !"    

E a chi mi accuserà di parteggiare per bevande moderne e gassate anziché le sane cose italiane di una volta risponderò che la Schweppes è nata nel 1783 e la cara orzata delle tavole dei nostri nonni non è assolutamente a base di latte di mandorle calabresi, come si potrebbe credere, bensì di un latte ricavato dal benzoino, una pianta che si importa dal sud est asiatico.......

 

Sì, lo so che non si vede molto in questa foto ma quelli sono i "Fab Four"

che si scolano la mia Schweppes!!!! (fonte: www.schweppes.it)



Ricordo che Schweppes è un marchio registrato e penso che nessuno di quell'azienda si sia offeso per i contenuti di questo post. In quanto all'orzata non ho citato "Toschi", "Fabbri" ed altri per cui non c'è problema.

mercoledì 21 gennaio 2015

SUL MEZZO

IL VIAGGIATOR DISTRATTO



Io sono il viaggiator distratto
nel tratto tra Bologna e Monteveglio:
addormentato fin dal Meloncello
soltanto in cima a Zocca mi risveglio.
E' meglio ch'io non lasci mai un ombrello
...appeso: l'autobus ha già la collezione
di oggetti con la firma del mio nome



martedì 20 gennaio 2015

LA BELLA ADDORMENTATA DI NUOVO

ANCORA DI PRINCIPI, PRINCIPESSE E FAVOLE...

Ora racconto io come andò veramente: 
nessuno disse al Principe Azzurro che il cavallo era zoppo e anche irrequieto e durante il viaggio il pover' uomo fu disarcionato talmente tante volte da arrivare nel bosco incantato sfinito e con il mantello strappato.
Non sembrava più un Principe...
e non era più nemmeno tanto azzurro
si sedette sotto una quercia e si mise a dormire.
La Bella Addormentata, dal profondo del suo sonno, ebbe la visione del Principe straccione e del suo cavallo zoppo a pochi passi da lei e nel sogno pregò intensamente che quel tizio non si accorgesse di lei e della bara di cristallo.


Ora potreste osservare che in tale maniera la vicenda non sembra avere un lieto fine

ma i finali delle favole lasciano spesso tutto in sospeso, un po' come Cenerentola buona e brava che sposa il Principe: 
chi ci assicura che quest'ultimo sia un bravo marito? 
In fondo sappiamo solo che può avere tutte le donne che vuole, fa lo splendido alle feste con i soldi del padre ed è evidentemente feticista.




Now I tell you the real story:

no one said to the Charming Prince that the horse was lame and too restless and during the trip the poor Prince was thrown so many times to arrive in the Enchanted forest exhausted and with his cloak torn.
He seemed no longer a Prince ...
and was not even so much Charming
He sat under an oak tree, closed his eyes and rest.
The Sleeping Beautyfrom the depths of his sleephad a vision of the Beggar Prince and his lame horse lame a few steps from her, and in her dream she prayed earnestly that the guy would not notice her and the crystal coffin.

Now you might observe that in this manner the story does not seem to have a happy ending
but the end of the fables often leave everything on holda bit like Good and honest Cinderella that finally marries the Prince:
who assures us that it is a good husband?
After all we only know that he can have all the women he wants, he looks great at balls and parties with his father's money and is clearly a fetishis