giovedì 2 maggio 2013

DANTE E FRANCESCA

INFERNO - CANTO V

Tempo fa si è verificata una singolare coicidenza.
Nello stesso giorno in cui cercavo di ricordare uno dei miei brani letterari preferiti tanto da averlo imparato a memoria per puro amore artistico e non per studio o teatro, una amica che sa apprezzare le meraviglie dell'ingegno e dell'animo ha pubblicato qui su internet, in un suo spazio, i versi più belli dello stesso poema.

Si tratta di alcuni tra i passi più famosi della storia della letteratura italiana: il Canto V dell'Inferno, quello universalmente noto come "Il Canto di Paolo e Francesca" tra i lussuriosi del secondo Cerchio.

Non conosco che un milionesimo della produzione letteraria mondiale ma qualunque sforzo mentale non mi fa immaginare che possano esserci versi più completi nella loro terrificante pietà di quelli elegantemente incastrati tra le pagine dell'Inferno. Proprio il Quinto Canto mi precipita, mi immedesima nello sconforto totale dell'autore che a sua volta immagina di assistere all'ennesima tragedia della Giustizia degli Inferi.


Ognuno di noi ha un'immagine dell'Inferno, un'idea precisa. Che ci si creda o meno.
700 anni fa invece, Dante Alighieri aveva nella sue mente mille immagini di quel luogo e altrettante vicende sacre, personali o storiche e mitologiche da inserirvi.
Nelle sue rime straordinariamente originali e mai forzate, Minosse lo ha terrorizzato insieme alle anime dei dannati all'ingresso:


Dico che quando l’anima mal nata
li vien dinanzi, tutta si confessa;
e quel conoscitor de le peccata
      vede qual loco d’inferno è da essa;
cignesi con la coda tante volte
quantunque gradi vuol che giù sia messa


 Or incomincian le dolenti note
a farmisi sentire; or son venuto
là dove molto pianto mi percuote. 


E ancora comprende e descrive le condanne e i celebri peccatori, senza giudicarli:

 Intesi ch’a così fatto tormento
enno dannati i peccator carnali,
che la ragion sommettono al talento.
      E come li stornei ne portan l’ali
nel freddo tempo, a schiera larga e piena,
così quel fiato li spiriti mali
      di qua, di là, di giù, di sù li mena;
nulla speranza li conforta mai,
non che di posa, ma di minor pena. 


e questa visione di pena immensa procede fino all'incontro con gli sofrtunati amanti e fino alle parole più belle e forti messe sulle labbra di Francesca da Rimini:

 Amor, ch’al cor gentil ratto s’apprende
prese costui de la bella persona
che mi fu tolta; e ’l modo ancor m’offende.
      Amor, ch’a nullo amato amar perdona,
mi prese del costui piacer sì forte,
che, come vedi, ancor non m’abbandona.


e il vortice di sensazioni sale e si arriva a narrare del primo bacio, casuale, desiderato e non voluto, capitato per un destino più forte delle volontà e punito dalla crudeltà umana prima ancora che dal Giudizio Divino

Quando leggemmo il disiato riso
esser basciato da cotanto amante,
questi, che mai da me non fia diviso,
      la bocca mi basciò tutto tremante.
Galeotto fu ’l libro e chi lo scrisse:
quel giorno più non vi leggemmo avante


 Love, that exempts no one beloved from loving,
Seized me with the pleasure of this man so strongly,
That, as thou seest, it doth not yet desert me;

Love conducted us unto one death;
Caina waiteth him who quenched our life!"
These words were borne along from them to us.



 e l'immensa tristezza del Poeta, il suo svenire, mi fa inevitabilmente chiudere il libro di scatto e talvolta mi bagna il viso quando il dolore altrui si trasferisce su chi lo racconta
e poi su chi lo legge:

Kissed me upon the mouth all palpitating.
Galeotto was the book And  the one who wrote it.
From that day no farther did we read there in."

And all the while one spirit uttered this,
The other one did weep so, that, for pity,
I swooned away as if I had been dying,

And fell, even as a dead body falls.




 io venni men così com’io morisse.
  E caddi come corpo morto cade.




mercoledì 1 maggio 2013

L'ORA DI TORNARE A CASA

LEZIONI DALL'INFANZIA


Arrivava il momento, a casa di un amico come nel cortile dei palazzoni della mia prima infanzia, in cui eri obbligato a interrompere i tuoi giochi per obbedire al richiamo della mamma: era l'ora di tornare. Era tardi.

Tra i ricordi più lontani della mia infanzia c'è di sicuro questo momento e una frase precisa che magari non pronunciavo ma che si formava nella mia mente: "Uffa, ho appena cominciato a divertirmi".

Perché i giochi più belli, da bambini, si costruivano man mano, con i minuti, sperimentando e inventando per combattere il più grande nemico: la noia.
Non potevi opporre alcun capriccio al fatto che fosse ora di cena o comunque di rientrare: si doveva accettare e basta e la consolazione era immaginare di tornare nello stesso posto, l'indomani e riprendere da dove si era stati interrotti con le stesse persone, con la stessa perfezione che si era appena creata.

"Domani ci torniamo, vero?"


In questi giorni ho associato quelle sensazioni infantili al mio particolare stato d'animo in momenti particolarmente intensi. Ogni anno della mia vita scopro aspetti nuovi e incontro persone straordinarie, bellissime. Esperienze meravigliose, amici vecchi e nuovi, emozioni nuove.

Una persona mi fa stare bene, una sera. Mi fa sentire speciale o importante:
"Domani ci torniamo vero?"

Un pomeriggio in allegria, uno spettacolo a teatro, musica, due chiacchiere sull'erba, una bottiglia di vino davanti a un libro o da condividere con gli amici.
Ho vissuto mille volte o troppo poco. Non lo so
e nemmeno so in che epoca ho vissuto.
Ho fatto tante cose belle e ho ricordi incredibili oppure nessun ricordo e nessun passato.

Perché nella mia strana mente, da quando ero piccolissimo, sono convinto che:

"Ho appena cominciato a divertirmi"



Foto Gazzetta del Popolo maggio 1978 trovata su internet

venerdì 26 aprile 2013

DI FIORI E DI FANCIULLE

UN MAZZO DI FIORI


L'ho detto scherzando, in più di una occasione, che sarò conquistato da un mazzo di fiori.

Resto convinto che il fiore sia intrecciato alla figura femminile tanto quanto il rampicante al suo sostegno. Il fusto eretto, i suoi colori e le braccia aperte: ogni particolare di un bel fiore è legato a una donna. Ma se mi pare che il suo sacrificio d'esser còlto sia degno se trasformato in omaggio a una fanciulla o una signora; allo stesso modo possono le loro mani coglier fiori e offrirli in dono. Sarei davvero lusingato di tale dono.

Ma in fondo è uno scherzo. Ho più gusto a essere il soggetto che non l'oggetto.

Avete mai visto il viso di ragazze che ricevono fiori? Avete mai regalato coloratissimi boccioli solo per leggere il mutare delle loro espressioni? Come quando una parola magica o la frase più azzeccata le fanno sentire speciali, così per qualche secondo sembreranno aprirsi le finestre del mattino sul loro bel viso. La mia perversione è nel poter godere egoisticamente di quegli attimi, quando scopro una reazione che io stesso ho causato.
Il mio dolore sono invece fiori che meritarono non più di una tardiva e tiepida reazione. Credo che i petali siano appassiti all'istante, come i ricordi belli.




how much more doth beauty beauteous seem (sonnet 54)

O, how much more doth beauty beauteous seem
By that sweet ornament which truth doth give.
The rose looks fair, but fairer we it deem
For that sweet odour which doth in it live.
The canker-blooms have full as deep a dye
As the perfumed tincture of the roses,
Hang on such thorns and play as wantonly
When summer's breath their masked buds discloses:
But, for their virtue only is their show,
They live unwoo'd and unrespected fade,
Die to themselves. Sweet roses do not so;
Of their sweet deaths are sweetest odours made:
And so of you, beauteous and lovely youth,
When that shall fade, my verse distills your truth.
     
 W.Shakespeare

Quanto ancor piu' bella sembra la bellezza (Sonetto 54


Quanto ancor più bella sembra la bellezza,
per quel ricco ornamento che virtù le dona!
Bella ci appar la rosa, ma più bella la pensiamo
per la soave essenza che vive dentro a lei.
Anche le selvatiche hanno tinte molto intense
simili al colore delle rose profumate,
hanno le stesse spine e giocano con lo stesso brio
quando la brezza d'estate ne schiude gli ascosi boccioli:
ma poiché il loro pregio è solo l'apparenza,
abbandonate vivono, sfioriscono neglette e
solitarie muoiono. Non così per le fragranti rose:
la loro dolce morte divien soavissimo profumo:
e così è; per te, fiore stupendo e ambito,
come appassirai, i miei versi stilleran la tua virtù
     

 

martedì 16 aprile 2013

LE CITAZIONI PERPETUE

IL DIARIO DI SCUOLA DELLE RAGAZZE



Lo ammetto: a volte sbircio tra community e blog e mi sollazzo leggendo i "post" dai titoli più curiosi e interessanti. In genere sono più attratto da quello che scrivono le ragazze di qualsiasi età, in quanto  mediamente più interessante di quanto scrivano gli uomini.

Proprio le "femmine", però, sono responsabili di un crimine che si protrae da decenni: dai vecchi diari di scuola ai moderni blog.
Sì perché il blog non è poi molto diverso dal diario di scuola: almeno per gli adolescenti. E' uno spaccato di vita, di mentalità ed è una finestra sui propri gusti e sulla personalità. Per me questi diari erano una porta lasciata incautamente aperta su altri mondi, mondi misteriosi nel caso delle ragazze. Io sono stato un appassionato lettore di diari delle mie amiche e compagne di studio: ne sfogliavo quanti più potevo osservando e magari commentando quelle pagine colorate e piene di stelline e cuoricini. Il loro senso estetico e il desiderio di poesia, passione e incanto rendevano il loro universo tanto più bello di quello di noi maschi, con pagine piene solo di scudetti del pallone e niente arte. Nessun sentimento.

Da sempre, da tanto tempo prima che esistessero social network, le signorine riuscivano a distribuire parte del loro cuore e dei loro pensieri a tante persone a cui "prestavano" i loro diari nei quali nessuno scriveva compiti e impegni scolastici. Noi maschietti eravamo e ancora siamo tanto chiusi, tanto falsamente forti da nascondere con la volgarità il bisogno di essere amati. Da mascherare con discorsi sul pallone il bisogno di voler bene a un amico.

Ma stavo parlando, poche righe più in alto, di un "crimine" che io amo definire



LA CITAZIONE SCONTATA



Perché le ragazze non erano e non sono perfette: in un numero immenso di blog e diari che ho visto e sfogliato negli anni appaiono costantemente alcune strofe, poesie, stralci di racconti, leggende metropolitane ed aforismi talmente inflazionati da potermi nauseare persino quando si tratta di pensieri geniali e altissime opere d'arte.

procedo quindi alla:


CLASSIFICA DELLE CITAZIONI SCONTATE PRESENTI SULLA QUASI TOTALITA' DI BLOG E DIARI DELLE RAGAZZE.



DECIMO POSTO : Per il mondo non sei nessuno ma per qualcuno sei il mondo

comparso anche in lingua inglese, autore anonimo

NONO POSTO:  La vita è un brivido che vola via, è tutto un equilibrio sopra la follia

Onnipresente. L'autore è Rossi Vasco ovvero un sovrastimato cantautore delle mie terre che ha regalato frasi da diario a tre o quattro generazioni. Il suo primato può essere conteso solo da Luciano Ligabue.

OTTAVO POSTO:  La storia della Gazzella e del Leone che ogni giorno in Africa si devono svegliare presto ed iniziare a correre se vogliono campare.

E' tra le più antiche, recentemente meno usata per il fatto di essere stata ridicolizzata da un noto trio comico. Parecchi anni fa questo fu anche il testo di uno spot NIKE ma continuò a comparire sui diari con la stessa frequenza.

SETTIMO POSTO:  La favola brasiliana del ragazzo che vede le sue orme e quelle di Cristo che lo accompagna, poi si lamenta con il Signore perché da un certo punto, nel momento più difficile, ci sono solo un paio d'orme ma Cristo risponde che è perché Lui lo teneva in braccio.  

Qui perdonatemi ma non conosco l'autore che in molte versioni appare come anonimo brasiliano.

SESTO POSTO:    Non piangere perché è finita, sorridi perché c’è stata.

Anonimo anche qui, si riferisce alla "storia d'amore" ma personalmente la ritengo valida anche per la torta al mascarpone

QUINTO POSTO:   La vita è come la scala del pollaio... corta e piena di m.....

Volevo evitare le citazioni meno meritevoli come questa......ma è decisamente tra le più inflazionate. Autore ovviamente anonimo

 QUARTO POSTO:

6 carino 6 OK
Resta sempre come 6

Il tocco di classe è sempre quello di sostituire parole con acronimi o cifre.

questo acronimo pare risalga agli anni 40 !!!!

 TERZO POSTO:       GAETANO E ANNAMARIA 3 METRI SOPRA IL CIELO    (oppure "IO E TE 3MSC" per non stancarsi)

Questa è anche una classica frase da "muro", i due nomi citati sono solamente un esempio quindi puramente casuali (o quasi). L'autore è Moccia e l'uso di questa frase è dovuto all'altissima popolarità del film e quindi del libro a prova di analfabeta che hanno contagiato migliaia di adolescenti.

SECONDO POSTO: La poesia  Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine ecc. ecc.

La traduzione circolante non mi attrae per estetica ma è certo ricca di significati molto profondi. E' una poesia brasiliana che molti attribuiscono erroneamente a Neruda.

PRIMO POSTO:     :   Non si vede bene che col cuore, l'essenziale è invisibile agli occhi.

Vince, quindi, in assoluto "il Piccolo Principe" dello scrittore/aviatore De Saint Exupery. Più citato a sproposito di un falso pensiero di Einstein. 
Molti passaggi di questa favola sono interessanti spunti di riflessione ma estrapolati in questo modo con il "copia ed incolla" hanno ormai perso molto del loro significato.....




bacio
Nella Foto un capolavoro di arte umbra : una carta argentata e una semi trasparente con una frase d'amore in più lingue sono un po' in tutti i diari delle ragazze o quasi (c'era anche nei miei).
Ma in fondo cosa c'è di male nell'accartocciare nella stagnola un pensiero di Baudelaire o Shakespeare imbrattandolo di cioccolato alla nocciola?

Per molti restano gli unici versi amati e letti in tutta la vita......

giovedì 14 marzo 2013

TALKIN' IN THE RAIN

TACI. PIOVE

Anche oggi piove. Io sono metereopatico, davvero: il cattivo tempo incide inevitabilmente sul mio umore e non si chiama cattivo tempo per niente.

E poi il traffico aumenta, il tergicristallo non funziona bene, le scarpe si bagnano e la giacca pure. Fa più freddo: non vado a correre, non vado in bicicletta non vado in generale.
 
Ai tempi dei miei genitori e forse anche dei miei nonni
ovvero di quelle generazioni che hanno conosciuto la loro gioventù più o meno tra gli anni 50 60 e 70, 

al cadere delle prima gocce qualcuno cominciava a dire "Piove su le tamerici salmastre ed arse...piove sui nostri volti silvani" e così proseguendo con quello che ricordavano.
L'alternativa era Modugno e il "...ma piove piove sul nostro amooor..." magari accompagnato da un accenno di canto, imitando ironicamente l'originale.


"Piove, governo ladro" era l'ultima alternativa, quella più vicina alle male parole che oggi accompagnano ogni fortunale. 
La poesia però è scomparsa, la musica pure. La meteorologia ha perso il suo fascino umano e contadino e si è legata più a problemi quotidiani o a questioni meramente scientifiche.

Riproviamo? Voglio riprovare anche io che non sopporto l'acqua sulla testa e non sopporto gli ombrelli e amo i mesi estivi e le temperature più elevate dei mesi più aridi.

Voglio ricordare le mie notti sotto la pioggia, senza paura di bagnarmi. Il sorriso di Gene Kelly abbracciato a un lampione. Voglio pensare alle mie piante che presto cresceranno e al loro desiderio di acqua e voglio ricordare i baci all'aperto, senza paura, mentre l'acqua scioglieva il trucco sugli occhi. Voglio ricordare il suono delle gocce tra i rami, i capelli e le foglie nella poesia di D'annunzio:



LA PIOGGIA NEL PINETO



  Taci. Su le soglie
del bosco non odo
parole che dici
umane; ma odo
parole più nuove
che parlano gocciole e foglie
lontane.
Ascolta. Piove
dalle nuvole sparse.
Piove su le tamerici
salmastre ed arse,
piove su i pini
scagliosi ed irti,
piove su i mirti
divini,
su le ginestre fulgenti
di fiori accolti,
su i ginepri folti
di coccole aulenti,
piove su i nostri volti
silvani,
piove su le nostre mani
ignude,
su i nostri vestimenti
leggieri,
su i freschi pensieri
che l'anima schiude
novella,
su la favola bella
che ieri
t'illuse, che oggi m'illude,
o Ermione.

Odi? La pioggia cade
su la solitaria
verdura
con un crepitío che dura
e varia nell'aria
secondo le fronde
più rade, men rade.
Ascolta. Risponde
al pianto il canto
delle cicale
che il pianto australe
non impaura,
nè il ciel cinerino.
E il pino
ha un suono, e il mirto
altro suono, e il ginepro
altro ancóra, stromenti
diversi
sotto innumerevoli dita.
E immersi
noi siam nello spirto
silvestre,
d'arborea vita viventi;
e il tuo volto ebro
è molle di pioggia
come una foglia,
e le tue chiome
auliscono come
le chiare ginestre,
o creatura terrestre
che hai nome
Ermione.

Ascolta, ascolta. L'accordo
delle aeree cicale
a poco a poco
più sordo
si fa sotto il pianto
che cresce;
ma un canto vi si mesce
più roco
che di laggiù sale,
dall'umida ombra remota.
Più sordo e più fioco
s'allenta, si spegne.
Sola una nota
ancor trema, si spegne,
risorge, trema, si spegne.
Non s'ode voce del mare.
Or s'ode su tutta la fronda
crosciare
l'argentea pioggia
che monda,
il croscio che varia
secondo la fronda
più folta, men folta.
Ascolta.
La figlia dell'aria
è muta; ma la figlia
del limo lontana,
la rana,
canta nell'ombra più fonda,
chi sa dove, chi sa dove!
E piove su le tue ciglia,
Ermione.

Piove su le tue ciglia nere
sìche par tu pianga
ma di piacere; non bianca
ma quasi fatta virente,
par da scorza tu esca.
E tutta la vita è in noi fresca
aulente,
il cuor nel petto è come pesca
intatta,
tra le pàlpebre gli occhi
son come polle tra l'erbe,
i denti negli alvèoli
con come mandorle acerbe.
E andiam di fratta in fratta,
or congiunti or disciolti
(e il verde vigor rude
ci allaccia i mallèoli
c'intrica i ginocchi)
chi sa dove, chi sa dove!
E piove su i nostri vólti
silvani,
piove su le nostre mani
ignude,
su i nostri vestimenti
leggieri,
su i freschi pensieri
che l'anima schiude
novella,
su la favola bella
che ieri
m'illuse, che oggi t'illude,
o Ermione.




giovedì 7 marzo 2013

Подмосковные вечера

LE NOTTI DI MOSCA


In ogni città il ricordo di un bacio e di un viso bagnato. 
Le reazioni inspiegabili e gli occhi spalancati, le mani sigillate e le guance morbide quasi come i riccioli biondi. Tra i campanili e i palazzi, un ragazzo e una ragazza sentono solo i loro passi e in questa storia lunga una vita ci sono stati tanti personaggi ma in ogni scena ero presente io: sempre uguale dentro e fuori.
Eppure sento ancora tutte quelle mani nella mia, come se fossero solo due ma ognuna ha un volto e un'anima speciale. Ognuna è una città meravigliosa, una lingua incomprensibile, un bacio su un ponte, un ultimo abbraccio di lacrime per la paura di non toccarsi mai più.

C'è una piazza che fa parte della mia vita ma che le mie notti non hanno mai calpestato. C'è un parco e un ponte che ho attraversato solo dentro me. Una notte che è sempre stata in me e che non ho vissuto realmente.



Подмосковные вечера

Не слышны в саду даже шорохи.
Все здесь замерло до утра.
Если б знали вы, как мне дороги
Подмосковные вечера.

Речка движется и не движется,
Вся из лунного серебра.
Песня слышится и не слышится
В эти тихие вечера.

Что ж,ты, милая, смотришь искоса,
Низко голову наклоня?
Трудно высказать и не высказать
Все, что на сердце у меня.

А рассвет уже все заметнее.
Так, пожалуйста, будь добра,
Не забудь и ты эти летние
Подмосковные вечера.

Не слышны в саду даже шорохи.
Все здесь замерло до утра.
Если б знали вы, как мне дороги
Подмосковные вечера.



Moscow Suburban Nights

No rustling’s heard in the garden deep,
Till the dawn everything’s so quiet,
If you only knew how dear to me,
All these Moscow Suburban Nights.

Waters flowing or not flowing,
Made of lunar silver, the river runs,
There is sound of song, or there is no sound,
In the quiet nights all are at once.

Why, o darling mine, shy and quick is your glance?
Bowing low your head, you look apart?
So hard for me not tell at once,
Or to express everything in my heart.

And the morning yet is getting close an’ now,
And, my darling, please, be so kind,
Ever not forget all these summer nights,
Those suburban Moscow Nights.
No rustling’s heard in the garden deep,
Till the dawn everything’s so quiet,
If you only knew how dear to me,
All these Moscow suburban Nights.


NOTTI DI MOSCA

Non sento alcun fruscio in fondo al giardino,
Fino all'alba tutto è così tranquillo,
Se solo tu sapessi mia cara, come
sono tutte queste notti nella Periferia di Mosca.

Le acque che scorrono e non scorrono,
fatte di argento lunare, i percorsi fluviali,
C'è il suono della musica, o non vi è alcun suono,
Nelle notti tranquille c'è tutto insieme.

Perché, tesoro mio. è così timido e schivo
 il tuo sguardo?
Chinando in basso la testa, guardi altrove?
E' così difficile per me non dirti subito,
O esprimere tutto quello che ho nel mio cuore.

Il giorno si sta avvicinando ora
E mia cara, ti prego, sii così gentile
Da non dimenticare tutte queste notti d'estate,
Quelle notti della periferia di Mosca.

Non sento alcun fruscio in fondo al giardino,
Fino all'alba tutto è così tranquillo,
Se solo tu sapessi mia cara, come
sono tutte queste notti nella Periferia di Mosca.

thanks to Cristina N.





lunedì 28 gennaio 2013

SCHERZO POMERIDIANO

FINE DI UN EQUINO



Ricordo questo, forse:
quel cavallo tanto corse
e stracarico di borse.
Nessuno se ne accorse
né un goccio d’acqua porse:
e ormai senza risorse
giunto alla meta, morse